rischio, per queste aree più “fragili” dal punto di vista del presidio umano, è duplice: terre incolte e lasciate agli incendi in estate e alle alluvioni in inverno da un lato, e l’aggravarsi della crisi economica e occupazionale in aree già depresse, dall’altro.
L’allarme arriva proprio dai produttori e dalle associazioni di categoria che, per la situazione che si è creata, parlano di un «concorso di cause» e chiedono una serie di correttivi che possano ridimensionare i costi di produzione e allo stesso tempo tutelare sui mercati il prodotto siciliano di qualità.
Per assurdo, oggi a perdere di più nell’analisi “costi-ricavi” sono quei produttori che hanno investito nell’acquisto di mezzi agricoli. Sono questi produttori, infatti, a registrare una perdita netta di 528 euro per ciascun ettaro coltivato, dovendo calcolare tra le uscite anche 300 euro per le quote di ammortamento. Va meglio, se così si può dire, a chi invece non è proprietario dei macchinari agricoli, che perde 225 euro per ettaro. La stima è stata calcolata su un’ipotesi produttiva di 30 quintali per ettaro, che rendono 600 euro su un prezzo medio spuntato dal produttore di 200 euro al quintale.
I dati, diffusi dal Codifas (Consorzio di difesa dell’agricoltura siciliana, che riunisce agricoltori delle province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta), non tengono in conto tra i costi di produzione quelli di assicurazione delle aziende contro incendi e calamità naturali, dei versamenti contributivi Inps e del compenso dell’imprenditore agricolo. In un anno il solo concime alla semina è aumentato del 120%, passando dai 40 euro al quintale più Iva, ai 105 euro attuali, mentre il prezzo del grano è sceso dai 500 euro al quintale, picco massimo raggiunto nella scorsa campagna, ai 200 euro di quella appena conclusa.
Produttori, consorzi e associazioni di categoria chiedono a gran voce l’applicazione del dazio sul frumento proveniente dall’estero, ma anche maggiori controlli sanitari e di qualità sia sul prodotto che viene importato sia sulle produzioni nazionali. Altro modo per correggere la deriva del settore del grano duro, secondo molti produttori, è la creazione di un organismo di controllo sui prezzi. Un’ulteriore richiesta è la defiscalizzazione dei carburanti per il settore agricolo. Attualmente, il totale di queste spese, per ciascun ettaro, sostenuto dal produttore che è anche proprietario dei mezzi agricoli ammonta a 1.378 euro, a fronte di entrate per 850, mentre per chi non è anche proprietario dei mezzi impiegati le spese scendono a 1.075 euro. Per entrambe le categorie, le entrate sono di 850 euro per ettaro sull’ipotesi produttiva di 30 quintali e considerato il titolo Agea di 250 euro.
Conclusione: politica e produttori attorno a un tavolo per il rilancio del comparto.
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Salamone: «Il mercato
è disorientato» |
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