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Puglisi: «È a rischio l’intera filiera»

   

Parla il presidente del Consorzio Crisma

 
   

ROMA (11 marzo 2009) - Per Sandro Puglisi, presidente del consorzio Crisma, è soprattutto nelle aree più marginali che si registra l’abbandono delle colture di grano.
Presidente, in quanti hanno messo la zappa in soffitta?
«In atto, sulla base dei dati ufficiali, possiamo stimare che il 25-30% dei produttori non ha seminato. Accade prevalentemente nelle aree più interne, che sono state messe a riposo. Continuando così, c’è il rischio che questo dato aumenti. Forse sarebbe più conveniente sostituire i campi di grano con campi da golf. Con il grano le spese aumentano e i ricavi sono irrisori».

Consorzio Crisma
 
 
 
 
 
 
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La crisi investe solo il produttore?
«Certamente no. A rischio ci sono 560 mila ettari di superficie e tutta la filiera collegata. Pensiamo a quanti milioni sono stati investiti in macchinari con ammortamento a 19 anni. I molini artigiani sono già in crisi perché devono fare concorrenza alle grandi industrie. Stiamo quasi arrivando alla raccolta e si prevede una buona annata, con i magazzini che sono ancora pieni. Il danno è macroeconomico: 14 mila produttori, 55 industrie molitorie, 100 centri di stoccaggio».
Quali le cause e le possibili soluzioni?
«Le responsabilità sono molteplici, dalla carenza di coordinamento tra agricoltori, alla mancanza di dazi che devono essere introdotti prima del prossimo raccolto, ai commercianti che hanno abbandonato il concetto di qualità. Fino allo scorso settembre circolavano prodotti di dubbia provenienza a basso prezzo. Purtroppo manca il controllo igienico sanitario. La sola territorialità non è in grado di concorrere con i mercati stranieri. Come consorzio abbiamo proposto l’alta qualità e abbiamo posto la prima pietra. Quasi 800 aziende hanno aderito, ma rispetto alle 14 mila sono ancora poche».

 
   
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