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Allarme prezzi, meno speculazioni sul grano

 

Un’economista: «Ricostituire stock strategici con Ogm»

 
   

ROMA (10 aprile 2008) - Occorre avere i nervi saldi contro la crisi alimentare in corso, costruendo subito stock strategici in maniera coordinata attraverso accordi internazionali e frenando la speculazione che dopo la crisi dei subprime si scatena sulle commodities, in modo da porre le basi per un aumento strutturale della produttività agricola. Promotore di questa tesi è Dario Casati, professore di Economia agroalimentare alla facoltà di agraria della Statale di Milano e direttore del dipartimento di Economia e politica agraria. Nel medio periodo l’Europa, che in questi ultimi anni ha fatto una politica orientata al calo della produzione, deve ora spingere nella direzione opposta. E, secondo l’esperto economista, «serve un

Grano
 
 
 
 
 
 
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maggiore impiego degli Ogm, grazie ai quali le produzioni di biocarburanti potrebbero non entrare più in competizione con le colture alimentari sull’uso dei terreni. All’origine del problema dei rincari internazionali dei prodotti agricoli c’è un aumento consistente della domanda, legato soprattutto ai crescenti consumi di India e Cina». Ma alla corsa dei prezzi contribuiscono anche la crescita demografica mondiale e la domanda di biocarburanti. Per contro, l’offerta 2007 è stata condizionata dallo scarso raccolto australiano e dal calo della produzione europea. «Incentivare la produzione agricola destinata a usi energetici – sostiene Casati – aveva senso fino a due anni fa, ma oggi la faccenda è scappata di mano». Sui continui rincari agricoli, poi, oltre alle cause strutturali pesa fortemente anche la speculazione: «Il 50% delle transazioni sui prodotti alimentari – continua l’economista – è di natura speculativa». Questo significa che la domanda espressa sul mercato è il doppio di quella reale. Molti Paesi, secondo Casati, stanno correndo ai ripari, scoraggiando le esportazioni con le tariffe o vietandole del tutto. E questo spinge naturalmente i prezzi ancora più in alto. In questa situazione un aumento della produzione è molto urgente. I margini di miglioramento sono più limitati nei paesi occidentali, ma sono decisamente più elevati nei Paesi in via di sviluppo. «Per affrontare il problema – spiega – vanno usati con più larghezza gli organismi geneticamente modificati perché non sono la panacea, ma hanno un duplice vantaggio: in primo luogo il prodotto è più forte – meno soggetto ai parassiti, più resistente al clima, ecc. – e poi si conserva meglio». La seconda generazione di Ogm, in particolare, rende possibili piante «più resistenti a siccità a salinità», rendendo coltivabili anche zone più difficili. Si tratta di una materia delicata ma occorre prenderla in considerazione. Gli Ogm interverrebbero anche sul problema dei biocarburanti. Gli obiettivi europei per il 2020 sulla produzione di agroenergie, infatti, secondo Casati, «sono irrealizzabili, ma gli Ogm potrebbero rendere possibile, spiega, la realizzazione di piante apposta per la produzione energetica, da coltivare in terreni non adatti alla coltura delle piante da alimentazione e con un rendimento energetico superiore». In questo modo i due tipi di produzione non sarebbero più in competizione.«L’Europa è molto indietro – osserva l’economista –. Tutto quello che ha saputo fare finora è stato sospendere il set-aside – l’obbligo di destinare a foraggio una parte della terra ogni anno – e togliere il contributo alle produzioni energetiche».

 
   
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