l’ateneo palermitano e direttore dell’azienda Pietranera (un’ampia intervista a Luigi Stringi è disponibile sul sito www.terrasicilia.it).
Tra le prove in atto quella di miglioramento genetico sul frumento duro per valutare l’attitudine alla pastificazione. «Oltre alla varietà Vertola di recente iscrizione, numerose nuove linee che hanno superato le prove di adattabilità e produttività sono in corso di valutazione», prosegue Stringi. Il percorso parte dal campo dove si fanno le prime selezioni fenotipiche e biomorfostrutturali. Alla sesta generazione, di norma a elevata stabilità genetica, si procede alle analisi in laboratorio per testare il contenuto proteico, quantità e qualità del glutine e colore della granella. Sulle diverse popolazioni a questo punto si sceglie quella che presenta le caratteristiche migliori. Per le prove di pastificazione vengono utilizzati alveografo di Chopin, mulino Buhler per ottenere lo sfarinato, semolatrice per le diverse frazioni della semola, impastatrice-trafilatrice e infine un tunnel di essiccamento.
Viene praticamente ricostruita la filiera, dal campo allo scaffale. «L’obiettivo è quello di proporre alla politica regionale nuove varietà qualitativamente pregiate da riprodurre nei territori dell’Isola nell’ottica di un futuro consorzio, costituito da ricerca, produttori e trasformatori, per la produzione di materie prime e paste con marchi di qualità e provenienza siciliani», annuncia il docente. Si creerà così un sistema costituito da Fondazione, Servizi regionali allo sviluppo, e territorio. Da un lato la Fondazione mostrerebbe ai cerealicoltori siciliani, attraverso visite tecniche, prove di campo e panel test, la bontà dei risultati e i vantaggi economici derivanti da una loro utilizzazione. Dall’altro il più ampio coinvolgimento dei Servizi allo sviluppo dell’assessorato regionale all’Agricoltura permetterebbe un aggiornamento in tempo reale dei sistemi colturali aziendali e l’applicazione di disciplinari di produzione, modalità di ammasso, e destinazione a trasformatori delle materie prime di qualità superiore con marchi territoriali di qualità e provenienza, nell’ambito di contratti di coltivazione. Il tutto puntando alla qualità dell’agro-ambiente per garantire lo sviluppo dell’economia aziendale e territoriale.
L’inserimento nei sistemi colturali di nuove varietà di leguminose da granella e da foraggio, nell’ottica di un loro utilizzo anche per l’alimentazione umana, coincidono infatti con l’applicazione di forme di gestione conservativa del suolo per il pieno rispetto del Reg. Ce 1782/03. L’utilizzo delle leguminose come precedente colturale consente infatti di ridurre l’impiego di input chimici, i costi, l’impatto sulle risorse non rinnovabili e di migliorare la qualità della produzione e dell’ambiente di coltivazione. Creando così un business che si integra col rispetto dell’ambiente.