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Francia dice “no” al mais geneticamente modificato

   

Coldiretti plaude la decisione di Parigi e rilancia la posizione italiana

 
   

ROMA (11 febbraio 2008) - La decisione sugli Ogm della Francia è in linea con quella dell’Italia. A sostenere questa tesi è la Coldiretti nel commentare positivamente la decisione presa dai transalpini e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale di vietare sul proprio territorio la coltivazione del mais geneticamente modificato MON 810 della Monsanto. «L’opposizione agli Ogm in agricoltura è una risposta coerente agli interessi della popolazione comunitaria – scrive l’organizzazione in una nota – come dimostra il fatto che il 67% dei cittadini italiani e il 63% di quelli europei che esprimono un’opinione ritengono che i prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente modificati (Ogm) siano meno salutari rispetto a quelli

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tradizionali». La cosa da fare adesso, secondo la Coldiretti, è «consolidare le scelte fatte e archiviare anche a livello nazionale le insostenibili ipotesi di coesistenza tra colture Ogm e tradizionali perché, con l’eventuale diffusione delle colture Ogm, si rischierebbe di provocare la contaminazione irreversibile delle produzioni tradizionali e biologiche». Secondo l’organizzazione agricola, questo è «un impegno per la prossima legislatura con l’esigenza di riaprire in sede comunitaria il “dossier” della sicurezza degli alimenti». Quanto alle implicazioni commerciali sul tema della clonazione, che potrebbero presto portare carne, latte e formaggi provenienti da animali clonati nel piatto dei cittadini europei la Coldiretti non esita a lanciare l’allarme: «È un rischio inaccettabile che oltre a un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti  perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi». L’Italia, secondo l’organizzazione agricola, «ha una ragione in più, per difendere la scelta di evitare a livello nazionale di coltivare produzioni Ogm, perché può vantare i primati raggiunti sul piano della qualità, sicurezza alimentare e ambientale dall’agricoltura nazionale con la leadership nazionale di ben 163 denominazioni di origine italiane riconosciute nell’albo comunitario sul totale di 756 (21,5%) e per il fatto che una impresa biologica europea su tre è italiana (37,7%) con la superficie nazionale coltivata a biologico che rappresenta più di un quarto (27,7%) del totale coltivato a livello Ue». «Inoltre – conclude la Coldiretti – il nostro Paese ha il record assoluto del 98,5% dei campioni di frutta e verdura con residui di fitofarmaci al di sotto dei limiti di legge che conferma gli ultimi risultati pubblicati dalla Commissione europea dai quali emerge che la frutta e la verdura made in Italy sono le più sicure in Europa rispetto a quella di altri Paesi produttori dove le irregolarità rilevate per i prodotti alimentari sono superiori di tre volte in Germania, quattro volte in Francia e Spagna e di oltre sei volte in Olanda».

 
   
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