ù Terrà-News
 

 

Home Informazione Eventi & Sagre Multimedia Scaffale  
     

L’influenza suina attacca anche il grano?

La Via: «C’è il rischio di partite americane infette a prezzi stracciati»

   

PALERMO (11 maggio 2009) - L’influenza suina in Messico, oltre a costituire un rischio a livello mondiale per la salute umana, rischia adesso di impattare pesantemente sul settore cerealicolo italiano con un incredibile effetto domino. In questo scenario, quindi, c’è la possibilità di ripercussioni negative, soprattutto, per il grano duro siciliano. Ma andiamo con ordine. L’epidemia è stata originata nella regione dell’America centrale dalla trasmissione all’uomo di un ceppo virale presente nei maiali e, di conseguenza, il mercato della carne suina sta subendo un pesante contraccolpo per una sensibile contrazione della domanda. Una contrazione, peraltro, assolutamente ingiustificata, da un punto di vista strettamente

karnal bunt
 
 
 
 
 
 
.
 

sanitario, dato che il consumo di carne suina, sia fresca sia insaccata, non è legato in alcun modo alla trasmissione della malattia. Ma il crollo del mercato del maiale sta conseguentemente causando una sensibile contrazione degli allevamenti in Messico e quindi della domanda di cereali utilizzati per la loro alimentazione. Ecco che spuntano fuori le eccedenze produttive di cereali messicani e probabilmente anche di cereali statunitensi. Va ricordato che Messico e Stati Uniti risultano tra i principali Paesi Terzi produttori mondiali di grano duro, oltre ovviamente all’Italia, dove la Sicilia è certamente la regione principale in termini di ettaraggio e di produzione. A questo punto, va da sé che le eccedenze americane dovranno essere piazzate da qualche parte e soprattutto in Europa, a prezzi fortemente competitivi rispetto al nostro prodotto. «Tra gli operatori del settore import ed export – spiega l’assessore all’Agricoltura, Giovanni La Via – si parla già di contatti per vendite di grano duro di bassa qualità a prezzi stracciati, anche 14, 15 centesimi di euro per ogni chilogrammo di grano di origine messicana, da inviare via mare dentro le stive di gigantesche navi cargo, puntate direttamente verso i principali porti italiani. Se così fosse, per i nostri produttori sarebbe il collasso economico. Ecco perché la Commissione europea e il governo nazionale devono intervenire immediatamente». Insieme alla Sicilia a subire i maggiori danni sarebbe anche la Puglia. «Chiederò di intervenire – continua l’assessore – inoltre al mio collega pugliese, Enzo Russo, che è anche il coordinatore della Commissione politiche agricole in seno alla Conferenza Stato-Regioni».

Rischio fitosanitario Oltre a un aspetto economico, l'importazione di grano duro dal Messico e dagli Stati Uniti rappresenta, sotto il profilo fitosanitario, un rischio altissimo per tutta la cerealicoltura italiana e, in particolar modo, per quella siciliana da grano duro. Infatti, in entrambi questi Paesi americani, è presente in molte areali di coltivazione un fungo patogeno da quarantena, la cosiddetta Tilletia indica, che attacca il grano e provoca una malattia nota come “Karnal bunt” oppure come “Carie parziale del grano”, non molto conosciuta tra gli agricoltori, capace di far abbassare le rese e soprattutto la qualità della produzione.
«È necessario, quindi – riprende il titolare dell’agricoltura regionale – applicare rigidamente tutti i protocolli fitosanitari, previsti dalle norme comunitarie, per evitare la potenziale introduzione del parassita in Italia e quindi in Sicilia».

La filiera siciliana Complessa e articolata, nello specifico, la filiera produttiva siciliana del grano duro è seconda in Italia solo alla Puglia ed è tra le più importanti a livello europeo secondo le stime dell’International Grain Council. Sono coinvolte società sementiere, aziende agricole, centri di stoccaggio e il più alto numero in Italia di imprese di prima e seconda trasformazione artigianali e industriali (molini, pastifici e panifici). Parlando in cifre, le stime Istat del 2008 parlano di 9 milioni e 940 mila quintali di produzione regionale su una superficie di 340 mila ettari. Un dato che conferma il trend di crescita partito dal 2005, ma nel quale oggi interviene un nuovo calo del prezzo della granella. Un calo che pesa non poco sulla bilancia produttiva e che ha fatto cadere in crisi gli agricoltori. Uno scenario inasprito dall’aumento del prezzo dei concimi che, in alcuni casi, supera anche il 120%, accompagnato da quello delle sementi, del petrolio e, come detto, delle possibili conseguenze dell’influenza messicana.

Coldiretti L’allarme sulle massicce importazioni di cereali è stato lanciato più volte dalla Coldiretti
siciliana che ha «ben accolto i controlli effettuati venerdì scorso al porto di Palermo su una nave arrivata con migliaia di quintali di grano duro canadese». «È indispensabile che le ispezioni siano ancora più incisive e ancora più frequenti – afferma il presidente regionale della Coldiretti, Alfredo Mulè – con una immediata e vasta diffusione dei risultati delle analisi. I tanti scandali che hanno investito il settore agricolo hanno dimostrato che il futuro si gioca tutto sulla capacità di creare una filiera certificata dagli agricoltori – aggiunge Mulè –. Per questo martedì 12 maggio, in tutta Italia (in Sicilia, a Ragusa) si svolgeranno manifestazioni per dimostrare quanto i vari passaggi penalizzano sia l’imprenditore sia il consumatore». «L’etichetta obbligatoria e tutte le informazioni su ciò che si mangia – conclude il presidente dell’organizzazione agricola regionale – sono il presupposto essenziale per la trasparenza».

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
Regione Siciliana