rapporto – malgrado i raccolti mondiali record della stagione passata, la domanda di cereali forte e continua mantiene alta la pressione sui prezzi internazionali». Nell’anno in corso si attende “un’impennata” del commercio cerealicolo mondiale totale «principalmente a causa del forte aumento della domanda di cereali», soprattutto per uso mangimistico nell’Unione europea. Per i Paesi più poveri si prevede un calo delle importazioni di
cereali, Secondo il rapporto Fao, subiranno un calo di volume pari al 2% circa nel 2007-08 e tuttavia «per il forte rialzo internazionale del prezzo dei cereali e delle tariffe di trasporto – rimarca la Fao – si prevede che la spesa per le importazioni di cereali salirà del 35% per il secondo
anno consecutivo». Anche i prezzi per gli alimenti di base «sono aumentati in molti paesi in tutto il mondo», colpendo maggiormente le popolazioni vulnerabili. Per fronteggiare l’alto costo del cibo e le incertezze del mercato e garantire le informazioni necessarie a tutti i Paesi, la Fao ha annunciato il lncio di un nuovo portale web che mette insieme studi e dati rilevanti Fao sulla situazione
alimentare mondiale. In tutto il mondo, secondo la Fao, sono 36 i Paesi che si trovano attualmente a dover fronteggiare una crisi alimentare. Le prospettive per i cereali nel 2008 sono in chiaroscuro: nel Nord Africa, in Africa meridionale, nonostante le gravi inondazioni locali. In Asia, le prime proiezioni indicano un raccolto di grano totale all’incirca simile a quello record dello
scorso anno. Le prospettive per il mais del 2008 sono complessivamente soddisfacenti in Sud America, sebbene le previsioni rimangano incerte in Argentina. Le urgenze riguardano soprattutto Africa meridionale e Sud America. Gravi inondazioni hanno messo in difficoltà il settore
agricolo in Mozambico, Zimbabwe, Zambia e Malawi. In Bolivia, oltre 42 mila famiglie hanno bisogno di assistenza umanitaria e vaste aree coltivate sono andate perdute in tutto o in parte. Il
freddo estremo nell’Asia centrale in Cina, Mongolia, Afghanistan e Tajikistan «ha causato – ricorda la Fao – perdite umane e determinato la distruzione di raccolti e bestiame».