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Paesi poveri, cresce il costo dell’import di cereali

 

Secondo la Fao l’incremento registrato sarà intorno al 56%

 
   

ROMA (11 aprile 2008) - La bolletta cerealicola dei Paesi poveri cresce senza sosta, nel 2007/2008 aumenterà del 56% e la  Fao lancia l’allarme in un rapporto presentato oggi sulle  previsioni di produzione dei cereali dal titolo “Crop Prospects and Food Situation”, in cui esorta tutti i Paesi donatori e le istituzioni finanziarie internazionali ad incrementare la propria assistenza, per un ammontare compreso tra 1,2 ed 1,7 miliardi di dollari. Per i Paesi africani a basso reddito con deficit alimentare, la bolletta per tariffe e trasporto del petrolio aumenterà del 74% a causa dell’impennata dei prezzi dei cereali, delle tariffe dei trasporti e del petrolio. I prezzi dei cereali non accennano a rallentare la loro corsa, per la

Paesi poveri
 
 
 
 
 
 
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domanda sostenuta e il progressivo esaurimento delle scorte. Nel 2007, secondo il rapporto Fao, il prezzo del riso è quello che ha registrato l’aumento maggiore, a seguito dell’imposizione di nuove restrizioni all’esportazione da parte di alcuni tra i maggiori Paesi esportatori. Alla fine di marzo i prezzi del grano e del riso erano circa il doppio dell’anno precedente, mentre quelli del mais erano aumentati di oltre un terzo, secondo il rapporto.    Negli ultimi mesi, si sono verificati scontri della popolazione, in Egitto, Camerun, Costa d’Avorio, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Filippine e Haiti, a causa dei forti aumenti dei prezzi del pane, dei prodotti a base di mais, del latte, dell’olio, della soia e di altri prodotti alimentari di base, nonostante le misure prese dai governo locali di restrizioni alle esportazioni, sussidi, riduzione delle tariffe e controllo dei prezzi. In Pakistan ed in Tailandia si è dovuto ricorrere all’esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini.  «L’inflazione dei prezzi alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del totale del loro budget – spiega Henri Josserand, del Sistema mondiale d’informazione e preavviso rapido della Fao – la spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei Paesi industrializzati, mentre per il consumatore dei Paesi in via di sviluppo può arrivare a rappresentare sino al 60-80% del totale».   Secondo le previsioni, la produzione cerealicola mondiale  nel 2008 è destinata a crescere del 2,6%, per attestarsi intorno alla quantità record di 2.164 milioni di tonnellate. «Se l’aumento di produzione previsto per il 2008 si materializzerà – si legge nel rapporto – potrebbe attenuarsi l’attuale situazione di scarsità dell’offerta cerealicola mondiale ma molto dipenderà dalle condizioni climatiche». Le scorte mondiali di cereali dovrebbero raggiungere nel 2007/2008, 405 milioni di tonnellate, il valore minimo negli ultimi 25 anni, 21 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello già assai ridotto dell’anno precedente.

 
   
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