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Mais, entro il 2013 la disponibilità non Ogm calerà del 70% |
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Uno studio Nomisma invita l’Italia ad aprire al geneticamente modificato |
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ROMA (25 gennaio 2008) - Entro il 2013 la disponibilità di mais non geneticamente modificato, subirà un calo tra il 40 e il 70%. È quanto afferma uno studio presentato da Nomisma nel corso di un convegno sulla filiera del mais organizzato da Confagricoltura. Di qui al 2013 «i margini di manovra affinché l’Italia possa continuare a perseguire un’opzione non Ogm – sostiene Nomisma – diventeranno sempre più limitati, se si considera che il mais non geneticamente modificato disponibile sui mercati internazionali, si potrebbe ridurre dagli oltre 43 milioni di tonnellate attuali, a un volume compreso tra i 13 e i 26 milioni». Inoltre, secondo le stime di Nomisma, il prezzo del mais non Ogm è destinato ad |
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aumentare «ben oltre il 4% di differenziale attuale, con un aggravio dei costi di approvvigionamento a cascata sulla filiera». Secondo lo studio, il commercio mondiale di mais, vedrà quindi nei prossimi anni una quota crescente di prodotto geneticamente modificato, che potrebbe giungere fino all’86% del totale, a partire dal 49% circa stimato nel 2006. Confagricoltura Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, intervenuto sulla questione Ogm ha lanciato messaggi d’apertura. «C’è bisogno di un approccio laico ed aperto, senza pregiudizi – spiega Vecchioni – che valuti senza timori, e appunto sul piano scientifico, le possibili conseguenze dell’introduzione di queste coltivazioni». «Importeremo sempre più mais – conclude il presidente di Confagri – e questo nuovo import, fatalmente, anche per l’evoluzione delle produzioni geneticamente modificate nel mondo, sarà sempre più geneticamente modificato, rendendo sempre meno probabile la possibilità di realizzare filiere basate sulle produzioni convenzionali». Assobiotech Ad appoggiare il rapporto Nomisma è, soprattutto, Assobiotec che definisce «autolesionista, il no dell’Italia agli Ogm». Roberto Gradnik, presidente dell’associazione che rappresenta le imprese biotecnologiche, sostiene che «l’Italia continua a fare del male a se stessa portando avanti una politica anti-Ogm, frutto di un mero pregiudizio ideologico, che nuoce al sistema produttivo agricolo». Secondo il presidente di Assobiotech questa posizione provoca soltanto «un aggravio di costi sempre meno sostenibile per l’economia, e in particolare per i consumatori italiani, costretti a scucire i soldi di tasca propria per mantenere filiere Ogm-free». «Confidiamo pertanto – conclude Gradnik – che chiunque abbia la responsabilità di guidare il Paese voglia avviare una politica agricola moderna, aperta e innovativa, che guarda al futuro nell’interesse della collettività, come avviene in tutte le democrazie avanzate». Sagri «L’autosufficienza italiana per il mais è un lontano ricordo e l’onere per la bilancia dei pagamenti italiana raggiungerà presto i 750 milioni di euro l’anno per il mancato investimento in ricerca e sviluppo di varietà di mais più produttive e più adatte alle esigenze italiane». Lo afferma il coordinamento Sagri (Salute, Agricoltura, Ricerca), che riunisce scienziati e associazioni favorevoli agli Ogm, intervenno alla presentazione del rapporto Nomisma sull’approvvigionamento di mais in Italia nel medio periodo. «Gli scenari che si delineano in particolare sulla disponibilità di mangimi per la zootecnia in Italia sono un grido d’allarme che sarebbe irresponsabile ignorare – osserva Roberto Defez del coordinamento Sagri –. L’Italia deve perseguire una strategia agricola che tenga conto delle sue caratteristiche peculiari, non dispone di grandi industrie sementiere o chimiche produttrici di pesticidi e subisce al contempo forti attacchi di parassiti del mais quali piralide e diabrotica. Serve una strategia che tenga conto degli scenari internazionali, della spesa delle famiglie e soprattutto della loro sicurezza alimentare». Associazione Luca Coscioni Gilberto Corbellini, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e membro del Comitato nazionale di bioetica, e Marco Cappato, eurodeputato radicale e segretario dell’Associazione Coscioni, nel commentare lo studio Nomisma sulla disponibilità di mais affermano: «L’Italia deve immediatamente cambiare politica rispetto agli Ogm e riavviare rapidamente la ricerca in campo. Altrimenti sarà irrimediabilmente compromessa la competitività di un comparto produttivo di eccellenza quale é oggi quello della zootecnia. E ciò a causa del no ideologico agli Ogm e alle nuove tecnologie agricole. Da troppo tempo l’Italia vieta la ricerca in campo sugli Ogm». Un divieto che, secondo i due, «é contro la costituzione in quanto limita senza motivi la libertà della ricerca scientifica e sta creando danni ai nostri ricercatori. Ma da Nomisma oggi abbiamo saputo che esso sta provocando conseguenze drammatiche per tutti gli operatori del settore agro-zootecnico, dal campo alla tavola. Le rese italiane di mais sono ferme da 10 anni per una miopia politica che ha ignorato l’importanza della ricerca scientifica». Verdi Anche il presidente della commissione Agricoltura della Camera, Marco Lion, commenta lo studio Nomisma. «Il mais geneticamente modificato ci mette nelle mani delle industrie biotech e delle grandi multinazionale con l'effetto di svilire la produzione locale che invece è gradita dai consumatori che tra un prodotto ogm e uno non-ogm continuano in maniera avveduta a preferire quello non geneticamente modificato». Secondo Lion «se la produzione di mais non gm disponibile sui mercati internazionali sta diminuendo l'Italia ha tutti i vantaggi nel produrre mais ogm free che garantirebbe maggiore remunerazione ai nostri agricoltori rispetto al mais transgenico che dà invece più risultati economici a quelle nazioni con maggiori distese coltivabili. L'Italia - conclude l'esponente dei Verdi - continui dunque a puntare sulla qualità e la genuinità garantita dei prodotti naturali made in Italy». «Lo studio di Nomisma – commenta Loredana De Petris, senatrice dei Verdi e capogruppo in commissione Agricoltura – non tiene conto dei danni che l'introduzione degli Ogm provocherebbe all'agricoltura convenzionale e biologica e dei vantaggi di mercato per carni e formaggi provenienti da filiere non contaminate». «Proprio in questi giorni – dichiara la senatrice – la Francia si appresta ad applicare la clausola di salvaguardia contro la coltivazione del mais Ogm per effetto di ricerche che attestano la contaminazione incrociata delle colture provocata, anche a grande distanza, dal polline transgenico. Sarebbe un grave errore intraprendere una strada che non serve all'agricoltura italiana. Nel convegno delle regioni europee del 5 dicembre scorso – conclude De Petris – sono stati resi noti dati concernenti le forniture internazionali di mangimi che attestano che una zootecnia Ogm-free è possibile. Noi sosteniamo la scelta fatta in questo senso dal Consorzio del parmigiano reggiano, come via maestra per valorizzare le produzioni italiane e rispondere alle aspettative dei consumatori». Coldiretti In tutta risposta allo studio Nomisma, Coldiretti rende noti i risultati di un’indagine condotta insieme ad Swg secondo cui «due italiani su tre hanno acquistato cibi garantiti per l'assenza di organismi geneticamente modificati (Ogm free) con un aumento del 10% rispetto all'anno precedente». Secondo i risultati ottenuti, sarebbero soprattutto i giovani sotto i 34 anni (75%) e i laureati (78%) a scegliere i cibi garantiti in etichetta per l'assenza di Ogm. «Si tratta della conferma – rileva l'organizzazione degli imprenditori agricoli – che tra i consumatori italiani prevale un atteggiamento di ostilità per i prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente modificati, con un'ampia maggioranza che ritiene che siano meno salutari rispetto ai prodotti tradizionali (57%), diffida della loro artificialità (61%), temendo conseguenze dannose per la salute, e non ravvisa in essi un maggior potere nutrizionale (60%)». Quest'orientamento, informa ancora la Coldiretti, «tende a consolidarsi nel tempo e dimostra come la crescente opposizione al biotech nel piatto in Italia e in Europa non sia il frutto di una scelta ideologica ma economica, a tutela dell'impresa per un'agricoltura che guarda al mercato e risponde alle domande dei cittadini, che chiedono di consumare alimenti di qualità, non mologati e con un forte legame territoriale».
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||