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Ottant’anni di ricerca col grano protagonista

 

La stazione sperimentale rappresenta oggi un fiore all’occhiello dell’agricoltura isolana

 
     
di Orazio Vecchio    
   

PALERMO (10 gennaio 2008) - Ottant’anni esatti il 12 agosto. E una serie di successi alle spalle che chi la istituì forse non avrebbe nemmeno potuto immaginare. Sicuramente non nei termini registrati degli ultimi decenni. Perché oggi, come riportato nel numero di luglio/agosto di Terrà, la Stazione sperimentale di granicoltura per la Sicilia è un fiore all’occhiello del mondo della ricerca e dell’agricoltura isolana. Storicamente figlia della battaglia del grano del 1925, la Stazione è nata allo scopo di contribuire a risolvere le problematiche dello sfruttamento delle aree a vocazione cerealicola. Il suo primo direttore è stato il professor Ugo De Cillis, regio commissario il professor Federico Paulsen. A

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istituire la Stazione quale consorzio tra lo Stato, il Banco di Sicilia, le Provincie, le Camere di Commercio dell’Isola, il Comune di Caltagirone e l’Istituto agrario siciliano Valdisavoia, è stato il Regio decreto n. 2034 del 12 agosto 1927.
Da Palermo la sede è passata a Catania, quindi a Caltagirone nel 1974, quando la Regione Siciliana è subentrata allo Stato e ne ha rilanciato l’attività. Gli enti oggi consorziati, oltre alla Regione, sono sette province siciliane (uniche eccezioni Ragusa ed Enna, le quali scontano il fatto che nel 1927 non erano province), sette Camere di commercio, il Banco di Sicilia e il Comune di Caltagirone. Al mantenimento dell’istituto provvede per una parte la Regione e per altra parte, più piccola, gli enti consorziati. La Stazione, però, ha anche proprie fonti di finanziamento che provengono dai contributi di particolari programmi di ricerca nazionali ed esteri, nonché dalle royalties delle varietà di specie agrarie costituite dall’ente stesso. Dal 2003 commissario della Stazione di granicoltura è Biagio Pecorino, docente di Economia agraria all’Università di Catania.
Gli scopi della Stazione sono quelli di  contribuire, mediante ricerca scientifica applicata o di base e sperimentazione agraria, al miglioramento genetico del frumento duro, delle leguminose da foraggio e da granella, e di altre colture erbacee con la costituzione di nuove varietà altamente produttive con caratteristiche di pregio; contribuire alla messa a punto di tecniche agronomiche rispondenti ai più moderni dettami agronomici nel rispetto dell’ecosistema; contribuire al miglioramento della conservazione, utilizzazione e trasformazione degli stessi prodotti; curare la selezione, produzione e commercializzazione di sementi pregiate in relazione anche alle caratteristiche climatiche ed agronomiche della Sicilia; promuovere ogni attività connessa con l’incentivazione della produzione e trasformazione dei prodotti; provvedere alla conservazione e mantenimento di germoplasma di specie mediterranee. Sul fronte della promozione culturale, invece, la Stazione si propone di diffondere i risultati della ricerca, anche per finalità didattiche, attraverso pubblicazioni, riunioni, simposi, conferenze, corsi, e di concorrere alla formazione di personale scientifico e tecnico italiano e straniero mediante borse di studio, dottorati di ricerca ed altre attività.
La Stazione svolge inoltre attività di miglioramento genetico di cereali autunno-vernini (frumento duro, orzo, triticale) e di leguminose da granella e foraggere (cece, pisello, veccia, favino) con rese quantitativamente e qualitativamente elevate, sempre più adatte agli stress ambientali tipici dell’ambiente caldo-arido; di mantenimento di germoplasma siciliano di frumento e leguminose; di studio di tecniche agronomiche adatte a sistemi agricoli sostenibili ed eco compatibili con particolare riguardo ai difficili ambienti pedo-climatici siciliani; di sviluppo di metodi di ricerca più efficaci sia per il breeding assistito che, in generale, per una migliore conoscenza e caratterizzazione degli organismi vegetali in studio; di controllo a supporto della Dop “Pagnotta del dittaino”.
La Stazione ha un’azienda di 60 ettari a Caltagirone e cinque campi in diverse province della Sicilia, che vanno da un’altezza di mille metri sul livello del mare, fino a zero nella piana di Gela. Qui svolge la sua ricerca “sul campo”. Punta di diamante della Stazione è oggi il grano duro Simeto, messo a punto e registrato 15 anni fa dai suoi ricercatori e dato in gestione alla “Proseme” di Enna. Oggi il Simeto, secondo quanto riporta l’Ense, l’Ente nazionale delle sementi elette, costituisce il 34% del grano duro venduto in Sicilia e il 22% di quello italiano e rende circa 200 mila euro l’anno. Più di quanto la Stazione riceva dalla stessa Regione. Una cifra che fa della Stazione, come afferma il commissario Pecorino, il primo ente di ricerca sulle colture erbacee per finanziamenti privati da royalties in Italia.
Non mancano iniziative di sensibilizzazione e promozione, come quella, la più recente, su “Biodiversità: conoscerla per preservarla”, in occasione della quale la Stazione ha consegnato un premio in denaro a giovani ricercatori non strutturati che hanno svolto attività nel campo della biosistematica vegetale.

 
   
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