commercializzate. Considerando che il 2007 è stato un anno di scarse produzioni, si ipotizza che, a regime, “Cereali Emilia-Romagna” commercializzerà 5,5 milioni di quintali, per un giro d’affari di 138 milioni. «Vogliamo far partire dall’Emilia-Romagna un segnale importante di aggregazione dell’offerta da parte del mondo produttivo – dice Marco Pancaldi, presidente di Esperia, a nome delle altre Op coinvolte nell’operazione –. La crescita delle quotazioni dei cereali (ma anche dei costi produttivi) ci mette di fronte a nuove responsabilità: si tratta di impostare l’approccio giusto col mercato dalle semine fino allo stoccaggio per ottenere il massimo riconoscimento economico per i nostri soci. Abbiamo puntato da tempo sui cereali, in particolare sul grano duro, non solo per fare più quantità ma per garantire all’industria pastaria la materia prima migliore per i loro usi. Uno sforzo che ha avuto un importante riconoscimento col rinnovo del contratto con Barilla per la fornitura di 100.000 tonnellate nel 2008». Il Cda di Cereali Emilia-Romagna (in carica per un triennio) sarà composto da dieci membri, i presidenti e i direttori delle cinque imprese coinvolte nell’operazione. «La nuova Op non è un soggetto chiuso – aggiunge Pancaldi – ma aperto e dinamico, uno strumento agile e specializzato che vuole recepire i bisogni del mercato e trasferirli al mondo produttivo in un ambito fortemente innovativo anche per quanto riguarda la capacità di stoccaggio. Fra i nostri obiettivi c’è anche quello di aggregare tutta la produzione cerealicola regionale, per cui apriamo da subito le nostre porte a nuovi inserimenti. Solo
così si potrà dare un futuro alla cerealicoltura padana che va fortemente riorientata verso il mercato all’insegna di qualità e sicurezza alimentare».