spiegare quindi aumenti che si distaccano tanto dall’andamento generale? I motivi possono essere diversi tra cui il fatto, come dicono i pastai, «che non si metteva mano ai prezzi della pasta da ormai troppi anni». Ed è anche vero che ci sono fattori, in questo caso legati a filo doppio con i rincari alimentari della pasta, che riguardano l’andamento del mercato delle materie prime agricole, divenute negli ultimi tempi oggetto di vere e proprie speculazioni da parte degli operatori finanziari che giocano in borsa. «I prezzi medi all’origine del frumento nazionale – si legge nel dossier – sono aumentati a febbraio 2008 (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), del 163,4% per il frumento duro e del 57,4% per il frumento tenero. E, un po’ come accade anche per il pane, i prezzi variano molto di città in città. La più cara rimane Milano con un prezzo medio al chilo che supera 1,6 euro, mentre la città dove la pasta è sicuramente più economica è Palermo con 1,05 euro al chilo. Fa riflettere in ogni caso la variabilità del prezzo, che passa dai 0,59 euro al chilo del prezzo minimo di Palermo ai 3,6 euro al chilo del prezzo massimo di Milano. Diversa la dinamica relativa agli aumenti. È Bari, infatti, la città che ha registrato l’incremento tendenziale più elevato con il 23,6%. Segue poi Palermo, con il 18%, Bologna, Roma e infine Milano con il 13,3%. Un andamento quindi inversamente proporzionale quello tra gli aumenti e prezzi: la città dove la pasta è più cara ha registrato gli aumenti minori.