Solitamente queste colture vengono infatti seminate in autunno, per lasciare poi spazio alle altre coltivazioni con l’arrivo della primavera. La tecnica sviluppata dai ricercatori permetterebbe invece di risolvere questi impedimenti, lasciando che siano le stesse piante ad autoriseminarsi, con conseguente guadagno di tempo e soldi. La sperimentazione compiuta dagli scienziati ha riguardato segale, triticale e frumento, usate come copertura in rotazione al mais: durante l’autunno queste piante sono state seminate e lavorate meccanicamente e chimicamente per facilitarne l’autopropagazione. Dopo il raccolto gli scienziati hanno misurato la loro capacità di stabilirsi, di fungere da copertura e soprattutto il loro livello di competizione con il mais. I risultati hanno mostrato come entro una settimana dalla fine del raccolto le piante iniziavano a stabilirsi sul terreno. Di riguardo, in particolare, i risultati ottenuti con il frumento, sia qualitativamente che quantitativamente. La ricerca, pubblicata sul numero di aprile della rivista Agronomy Journal, si sta ora focalizzando sui tipi di coltura che massimizzano gli effetti dell’autopropagazione senza entrare in competizione con gli altri prodotti agricoli estivi. Si tratta di una notizia che potrebbe avere particolare rilevanza per il mondo agricolo biologico, settore in decisa espansione nel nostro Paese. L’Italia è infatti al primo posto in Europa per coltivazioni biologiche, con una superficie dedicata di oltre un milione di ettari, e al secondo posto nel mondo per numero di aziende. Nonostante questi dati incoraggianti, il fatturato complessivo del bio italiano, stimato in 1.5 miliardi di euro (Coldiretti-Ispo), è pari solo al 2% del mercato dei prodotti alimentari e, come ha recentamente sostenuto Mauro Gamboni del Dipartimento agroalimentare del Cnr, «é necessario rendere più competitivi imprese e prodotti biologici, innalzando il livello delle conoscenze, sostenendo la ricerca e incoraggiando le innovazioni tecnologiche».