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Dimezzato il numero delle api in Italia |
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Nel mondo 200 mila alveari in meno e perdite economiche per 250 mln di euro |
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ROMA (29 gennaio 2008) - Strage negli alveari: in un anno è morto il 50% delle api italiane. Cause l’inquinamento, i cambiamenti climatici e le malattie. Secondo l’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici), la moria ha carattere mondiale: nel 2007 si è perso tra il 30 e il 50% del patrimonio apistico europeo e in alcune aree degli Stati Uniti d’America si sono raggiunte punte del 60-70% per il fenomeno da spopolamento definito Ccd (Colony Collapse Disorder). Le conseguenze non si limitano alla strage d’insetti, ma possono ripercuotersi pesantemente su tutta l’agricoltura italiana, per l’insufficiente impollinazione delle piante, che può portare ad una forte riduzione del raccolto. In Italia è stato |
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calcolato che l’apporto economico dell’attività delle api al comparto agricolo è di circa 1600 milioni d’euro l’anno (pari a 1240 euro per alveare). Considerato che nel 2007 sono stati perduti circa 200 mila alveari, si evince che la perdita economica per mancata impollinazione si è aggirata sui 250 milioni d’euro. Il problema è maggiormente sentito nel Nord del Paese, dove si è persa fino alla metà degli alveari; danni pesanti anche al Centro, mentre le cose sembrano andare meglio nel Mezzogiorno. Tra le ragioni dell’alto tasso di mortalità fra le api, ci sono sicuramente le condizioni igienico-sanitarie degli alveari, i cambiamenti climatici e di conseguenza la disponibilità e qualità del pascolo e dell’acqua e l’insalubrità del territorio. Non esiste quindi un’unica causa scatenante, anche se gli esperti sono concordi nell’attribuire forti responsabilità all’inquinamento da fitofarmaci, a quello elettromagnetico e ad una recrudescenza della virosi (infezioni da virus) e della Varroa, la malattia causata da un acaro che attacca sia la covata sia l’ape adulta. Da non sottovalutare il ruolo del clima, perchè un suo andamento irregolare può interrompere il flusso normale di nutrienti che sono necessari alle api per la loro crescita e sviluppo, indebolendo le difese dell’alveare; occorre quindi essere pronti ad intervenire con idonee integrazioni alimentari che sostituiscano il nettare e il polline raccolti dalle api. L’Apat propone la realizzazione di un “Focal Point”, per raccogliere e condividere i dati, oltre che promuovere e coordinare le attività volte alla conoscenza e al contenimento del problema. Tra le azioni prioritarie che si vogliono intraprendere, il monitoraggio del territorio per avere una stima attendibile della perdita di api in termini quali-quantitativi, la promozione della ricerca sulle malattie e i fattori ambientali che causano la perdita delle colonie, nonché la definizione di criteri affidabili per prevenire ulteriori morie. In riferimento ai dati forniti dall’Apat, la Coldiretti lancia l’allarme per l’intero settore agricolo. «Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza - rende noto l’organizzazione degli imprenditori agricoli - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme, come l’erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento». Rischi, avverte infine la Coldiretti, ci sarebbero anche «per la maggioranza delle colture orticole da seme, come aglio, carota, cavoli e cipolla». Pecoraro Scanio: «Moria api grave allarme per ecosistema» Il ministro dell’Ambiente commenta i risultati dello studio Apat «Il grave allarme lanciato dall’Apat riguarda non solo l’agricoltura ma anche l’equilibrio del nostro ecosistema e conferma tutte le preoccupazioni emerse dalla Conferenza Nazionale sui Cambiamenti climatici di settembre. Servono subito delle risorse aggiuntive per rafforzare la tutela della biodiversità del nostro Paese». A dichiararlo è il ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando i dati emersi nel corso di un workshop sullo spopolamento degli alveari italiani organizzato dall’Apat secondo i quali in un anno sono morte il 50% delle api italiane. «Il ministero dell’Ambiente – aggiunge Pecoraro Scanio – si è impegnato con forza per la tutela del patrimonio di biodiversità nazionale, come dimostra, tra l’altro, il decreto sulla Rete Natura 2000, osteggiato da alcuni interessi retrivi». |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||