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Moria api, no ai pesticidi. È già polemica

 

Agrofarma va al contrattacco dopo la decisione del Consiglio di Stato

 
     

ROMA (7 gennaio 2008) - Le piccole api ce l'hanno fatta e insieme a loro esultano anche i loro custodi, gli apicoltori organizzati e determinati a difendere l'ambiente e le sue “sentinelle per eccellenza”, compagni fedeli di una lunga e tormentata battaglia, che alla fine ha visto i colossi dell'agrochimica inciampare sconfitti di fronte all'importanza vitale dei laboriosi insetti, che invece, proprio a causa dell'uso abbondante e indistinto dei fitofarmaci in agricoltura, rischiano di scomparire, mettendo in crisi gli equilibri ambientali e le produzioni agricole del nostro Paese. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso delle tre holdings leader nella produzione degli agrofarmaci Bayer, Syngenta e Basf, appoggiando le ragioni

Apicoltori
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portate avanti in prima persona dall'organizzazione degli apicoltori italiani Unaapi. È nel periodo natalizio che il Consiglio di Stato ha preso la sua irrevocabile decisione, esaminando con attenzione il ricorso presentato dalle multinazionali dell'agrochimica Bayer, Syngenta e Basf per ottenere il ritiro immediato del decreto di sospensione dei concianti neurotossici per il mais emesso dal ministero della Salute il 17 settembre 2008. Dopo Francia e Germania, dunque, anche l'Italia si unisce al fronte dei Paesi europei che cercano di controllare lo strapotere dei colossi della chimica, interessati solo e unicamente a incrementare i loro profitti, anche se a scapito della sopravvivenza di api e ambiente: la sparizione degli insetti utili e la conseguente grave crisi degli equilibri ambientali è la principale preoccupazione da parte delle istituzioni, degli ambientalisti e degli apicoltori. Unaapi e Conapi si sono costituite in giudizio a fianco del ministero della Salute per la difesa e la sopravvivenza dell'apicoltura, quali unici contro interessati. Le due associazioni apistiche hanno predisposto un dossier documentale riassuntivo dell'intera vicenda ai fini della migliore predisposizione degli atti legali e delle azioni giudiziarie. «È indispensabile costruire una diversa capacità pubblica d'indirizzo e controllo – sottolinea il presidente di Unaapi, Francesco Panella – meno succube degli interessi di chi è interessato solo a vendere e far usare chimica sempre più micidiale e con residui micidiali nei frutti delle colture. Il progetto ambizioso è, nel Paese che oggi usa più insetticidi d'Europa, di costruire un'agricoltura ben più che rispettosa e compatibile degli equilibri naturali ma parte degli stessi, un'agricoltura durevole, la coltivazione come parte della vita e non quale creatrice d'inquinamento e deserto delle forme vitali indispensabili».

Agrofarma al contrattacco

È ancora polemica sulle cause della moria di api. E dai laboratori scientifici la questione passa alle aule dei tribunali. Lo scorso 19 dicembre, infatti, il Tar aveva respinto la richiesta di annullamento, da parte delle aziende della chimica Bayer, Basf e Syngenta, del decreto sospensivo dei neonicotinoidi, i pesticidi sistemici che sembrerebbero essere i maggiori

Corbezzolo
responsabili della scomparsa dei preziosi insetti. Ma secondo Agrofarma, l'associazione di rappresentanza del settore della chimica in agricoltura aderente a Federchimica, le cose non stanno proprio così. Secondo gli industriali della chimica, il provvedimento di sospensione dei pesticidi sistemici per la concia, i cui principi attivi - l'imidacloprid, il thiamethoxan e il fipronil - entrerebbero nella linfa vitale della pianta persistendovi fino al momento della fioritura, «risulta infatti illegittimo visto che non fissa un termine finale di efficacia. Quest'ultimo dovrà essere immediatamente stabilito tenendo conto che la sospensione già dura dal 20 settembre 2008 e soprattutto delle esperienze maturate negli altri Paesi che hanno
affrontato analoghi problemi di moria delle api». Praticamente sul tavolo della disputa ci sono due errori commessi dal ministero della Salute al momento dell'emanazione del decreto sospensivo tanto voluto dai ricercatori e dalle aziende apistiche. Il primo consiste nella mancata notifica del decreto alle singole aziende produttrici e non è stato preso in considerazione dalla corte, il secondo consiste, invece, nella mancata definizione temporale riguardante la durata del decreto stesso. «Su questa vicenda – sottolinea Panella – è chiaro che il ministero della Salute dovrà provvedere quanto prima per definire un tempo preciso di durata del decreto del 17 settembre. Questo non esclude certo che il decreto, arrivato alla sua scadenza, possa essere rinnovabile». Ma da Agrofarma dormono sonni tranquilli e si reputano soddisfatti per la piega che sta prendendo la vicenda. «Siamo lieti – ammettono dall’Associazione – che il Consiglio di Stato abbia accolto in parte l'appello delle aziende coinvolte, si tratta di un segnale molto incoraggiante che ci fa ben sperare per il nuovo anno. Siamo soprattutto felici per il rinnovato interesse attorno all'agricoltura italiana, uno dei settori più importanti della nostra economia». Ma gli apicoltori incalzano: «La Bayer ha chiesto un risarcimento danni di 15 milioni di euro per soli tre mesi di sospensione dei propri prodotti», tuona Panella. «Questo fa capire quanto sia alta la posta in gioco e quanto forti siano gli interessi delle aziende chimiche. In ogni caso – conclude il presidente dell'associazione degli apicoltori – viene messa in dubbio la validità formale del decreto, ma non certo quella sostanziale».
 
   
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