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Moria di api, seguire il modello francese

 

La Fai: «In Italia non si è fatto abbastanza»

   
     

ROMA (2 dicembre 2008) – Un intervento del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che spiani la strada alla strategia adottata in Francia contro la moria delle api. È questa la richiesta degli apicoltori italiani che ha chiuso il convegno “La scomparsa delle api: analisi del problema; come intervenire”, svoltosi a Camaiore (Lucca). «Sul fenomeno della moria delle api e sulle cause che lo determinano – ha dichiarato Raffaele Cirone, presidente della Federazione apicoltori italiani (Fai) –, in Italia si sta facendo ancora salotto e disinformazione. Nel frattempo, la situazione degli allevamenti è gravissima e lo stato d’animo degli apicoltori è di totale esasperazione. Il già prezioso operato del ministro delle Politiche agricole

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Luca Zaia ha bisogno di un ulteriore e autorevole supporto. È per questo che chiediamo l’intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi». Nel corso dei lavori, moderati da Aldo Forbice, il presidente Cirone ha reso noti i risultati del Rapporto sull’apicoltura al primo ministro François Fillon, omologo francese del nostro presidente del Consiglio, mediante il quale tre ministri del suo governo, dopo sei mesi di consultazioni allargate a tutti i soggetti del mondo apistico, istituzionale e della ricerca, hanno tratto conclusioni circa l’immediato piano d’azione da adottare al fine di salvare il patrimonio apistico d’Oltralpe. «I francesi hanno le idee chiare sul da farsi – ha sottolineato Cirone – e l’Italia ha il dovere di ispirarsi a questo modello d’azione i cui contenuti possono essere ampiamente e immediatamente ripresi anche dal Governo italiano».

L’esempio francese Ecco cosa suggerisce il Rapporto Fillon: costituire un’unità di crisi per l’ape; applicare la norma che obbliga gli apicoltori alla denuncia degli alveari detenuti; distinguere le esigenze degli apicoltori professionisti da quelle degli apicoltori di piccola dimensione aziendale; coordinare ogni azione di ricerca, concentrando gli assi tematici sulle malattie delle api; adottare buone pratiche apistiche e protocolli di interazione con il mondo agricolo; istituire un sistema assicurativo per le perdite degli alveari o la loro distruzione in caso di malattia; insediare allevamenti nazionali di api e api regine al fine di evitare la perdita degli ecotipi nazionali; coordinare tutti gli apicoltori e le loro associazioni in un’azione interprofessionale dove ognuno assuma precise responsabilità. Non sembra difficile, ad avviso della Fai, che anche il nostro Paese possa travasare, pressoché interamente, i contenuti dell’esperienza francese. La condizione essenziale, resta tuttavia che su tali temi vi sia il pieno concorso politico e decisionale dei tre ministri competenti (Agricoltura, Salute, Ambiente) e la continua supervisione del presidente del Consiglio sul cui tavolo la Fai ha ritenuto doveroso far giungere in visione la versione integrale del Rapporto francese sulla salvaguardia del patrimonio apistico nazionale.
 
   
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