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Miele, moria api mette a rischio alimentazione |
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Molti prodotti dell’agricoltura dipendono dal lavoro delle “impollinatrici” |
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ROMA (29 luglio 2008) - La moria delle api che sta colpendo tutto il mondo, Italia compresa, mette a rischio non solo la produzione di miele ma anche l’agricoltura, minacciando l’alimentazione che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro degli insetti. L’allarme è della Coldiretti, che sottolinea come il decremento della popolazione di questi insetti metta in discussione l’equilibrio naturale globale. «Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza – sottolinea l’organizzazione – dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le |
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api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme». Secondo l’organizzazione, se non sarà interrotto il trend che ha portato in pochi mesi alla scomparsa solo negli Stati Uniti di un quarto degli alveari con 15 miliardi di api le conseguenze ambientali sarebbero disastrose perché, come diceva Albert Einstein, «se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». La Coldiretti conclude ricordando che in Italia è a rischio una popolazione stimata in circa 50 miliardi di api in oltre 1,1 milione di alveari che offrono «gratuitamente un valore del servizio di impollinazione alle piante agricole lungo tutto lo Stivale stimato pari a 2,5 miliardi di euro all’anno». L’esperto «Se le api dovessero davvero estinguersi l'umanità rischierebbe una carestia a livello mondiale»: così il famoso etologo Giorgio Celli descrive il terribile scenario conseguente alla definitiva scomparsa dei preziosi insetti. Un pericolo sempre più reale, se si considera che in Italia le api sono già diminuite del 40-50%, e il grido d'allarme degli apicoltori è lo stesso in tutti i Paesi del mondo. Giorgio Celli, docente all'Istituto di Entomologia “Guido Grandi” presso l'Università di Bologna e coordinatore di un gruppo di ricerca sulle alternative ai pesticidi in agricoltura e sull'ape come organismo indicatore dell'inquinamento ambientale, spiega: «La scomparsa delle api avrebbe come effetto immediato una grave crisi nell'agricoltura, che portata alle estreme conseguenze potrebbe causare una carestia mondiale». Basti pensare infatti che oltre un terzo delle coltivazioni da cui dipende la nostra alimentazione sono impollinate attraverso il lavoro delle api: mele, pere, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia e girasole, come pure la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l'aglio, la carota, i cavoli e la cipolla. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne, grazie all'azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l'erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. «Poichè una delle principali cause della strage delle api sono i pesticidi utilizzati in agricoltura – conclude Celli – è giusto che gli apicoltori chiedano alle istituzioni di essere tutelati nel proprio lavoro, che in un regime di democrazia devono poter svolgere senza interferenze». In Italia nel settore dell'apicoltura operano ben 50.000 apicoltori, con 1,1 milioni di alveari, per un business di 60 milioni di euro, che arriva a 2,5 miliardi se si considera il servizio di impollinazione fornito dalle api all'agricoltura. |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||