ultimi 20 anni, con un taglio di circa il 40%». Inoltre, a risentire del fenomeno è, secondo la confederazione, l’agricoltura nel suo complesso: «Le api contribuiscono per oltre l’80% all’impollinazione delle coltivazioni. Quindi, anche se difficilmente quantificabile in un dato preciso, il danno per la mancata impollinazione nei campi, e quindi per la mancata produzione, si può stimare in almeno 2 miliardi di euro». L’impatto per il settore, che conta più di 70 mila apicoltori, oltre un milione e 100 mila alveari, una produzione
di miele che supera le 119 mila tonnellate l’anno, per un valore monetario di 27 milioni euro, è devastante: «Bisogna urgentemente scoprire le vere cause del fenomeno e trovare i rimedi, per una situazione non più sottovalutabile, con un impatto nefasto per l’ecosistema e per la tutela della biodiversità». Un fenomeno che non provoca disagi solo agli agricoltori: negli ultimi tre mesi, sui litorali marini della penisola e in particolare nel versante ionico della Calabria, si è assistito
a una vero assalto ai bagnanti da parte delle api. E anche, in città, segnala la confederazione degli agricoltori, spuntano favi ovunque: sotto i cornicioni dei palazzi e nei condotti dell’aria condizionata. «Ovviamente anche queste api sono destinate a perire, oltre ad essere un vero pericolo per l’incolumità delle persone. I favi – conclude la Cia – anche se esteticamente apprezzabili dovranno necessariamente essere rimossi». |
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