Home Informazione Eventi & Sagre Multimedia Scaffale  
     

Miele, nel 2008 produzione ai minimi storici

 

La causa principale è la moria delle api. In Sicilia praticamente nullo il raccolto dagli agrumi

 
     

ROMA (24 luglio 2008) - Il “raccolto” 2008 di miele potrebbe essere ricordato come uno dei peggiori degli ultimi anni. Le prime stime della produzione, infatti, indicano forti cali dovuti alla perdita di circa il 40% nel patrimonio apistico nazionale. Il punto della situazione è stato effettuato in vista della “Settimana del Miele” di Montalcino prevista a metà settembre. In una nota, gli organizzatori spiegano che in Sicilia il raccolto di miele di agrumi è considerato «praticamente nullo», scarsissimo quello nelle altre regioni vocate: Calabria, Basilicata e Puglia. Brutte notizie anche per il miele d’acacia, il più ricercato e consumato dagli italiani. Per questo prodotto, gli allevatori del Nord e delle Toscana stanno

Miele
.
 
 
 
 
 
 
 
registrandoraccolti scarsissimi a causa delle piogge. Meglio sembra andare la campagna nelle altre aree vocate del Centro. I produttori, tuttavia, sottolineano che il raccolto di miele di tarassaco nel Nord non si è praticamente effettuato (in quest’area sarebbero oltre 50.000 gli alveari che hanno perso tutte le api raccoglitrici in campo). Pessima anche la situazione dei millefiori primaverili, che registrano ovunque un raccolto scarso (-70%). Tranne rare eccezioni si registra per ora sul territorio nazionale un calo medio produttivo di miele del -30%. Sembrano invece promettere bene i millefiori estivi, la cui stagione è appena avviata, così come l’eucalipto e il castagno, che stanno fiorendo adesso. «La sopravvivenza e produttività delle api – commenta di Francesco Panella, presidente dell’Unione nazionale degli apicoltori italiani – è seriamente minacciata da fenomeni correlati quali la difficoltà di difesa veterinaria e l’andamento del clima». L’apicoltura italiana conta circa 50.000 apicoltori, con 1,1 milioni di alveari, per un giro d’affari di 60 milioni di euro, che arriva a 2,5 miliardi se si considera il servizio di impollinazione fornito dalle api all’agricoltura.

In Sicilia Se nel resto d’Italia è la moria di api a provocare seri problemi agli apicoltori, in Sicilia, soprattutto nell’Agrigentino, la produzione viene ridotta dal clima. Il settore, come riportato nell'ultimo numero di Terrà, vive un momento di disagio e la crescita esponenziale registrata alcuni anni fa ha dovuto subire un improvviso stop a causa della volontà, di alcuni tra i più grossi produttori, di ridimensionare l’attività e fermare il processo di sviluppo. Il problema della moria di api è ora all’attenzione dell’assessorato regionale Agricoltura, impegnato a rappresentare la questione in ambito nazionale assieme alle organizzazioni degli apicoltori. Nell’area agrigentina, invece, i produttori ma soprattutto le api soffrono di più le bizze del clima. Repentini cambiamenti della temperatura modificano il periodo di fioritura e disorientano le api, mettendo in grave crisi le decine di piccolissime aziende presenti e costringendo quelle più grosse ad aumentare la quantità di miele importato dal mercato estero. Tra le aziende c’è chi riesce a stare in modo solido sul mercato e chi invece ha dovuto ridimensionare il proprio impegno. «La moria di api è poca cosa rispetto agli ostacoli della burocrazia – dice Giuseppe Tornambè di “Apicoltura Monte Sarah” di Ribera –, io sono stato costretto a ridurre l’attività e sospendere la fornitura di miele ad alcune catene di supermercati. Ci sono troppe incombenze burocratiche, occorre rivedere le procedure e agevolare il nostro lavoro». Apicoltura Monte Sarah disponeva di tre dipendenti, e ora è il solo Tornambè ad occuparsi della produzione e della gestione di 400 alveari: «Non avevo alternative – continua –, oggi non posso più rifornire la Gdo, e quanti apprezzavano il nostro miele vengono ad acquistarlo direttamente in azienda». Non è il solo grido d’allarme che arriva dalla provincia di Agrigento. Giuseppe Cuschera, titolare di un’azienda di Favara che si occupava di impollinazione, ha dovuto chiudere i battenti: «Troppe incombenze e controlli – dice – occorrerebbero grandi aziende e personale impegnato solo nella cura degli aspetti burocratici». C’è chi invece sta aumentando il numero di alveari, pur costretto ad importare miele. È la “Apisicul” di Cattolica Eraclea, che possiede 1400 alveari e conta di aumentarli a 1600 il prossimo settembre: «Mi auguro che la moria di api non arrivi anche qui – dice uno dei soci, Salvatore Lauricella –, per noi c’è stato un calo netto della produzione di miele, al quale sopperiamo con il prodotto importato». “Apisicul” lavora con la grande distribuzione e conta sette dipendenti. Nata come azienda apistica, si è gradualmente trasformata in industria per la lavorazione del miele, con una nuova struttura operativa di circa 750 metri quadrati. L’attività industriale è quella prevalente, anche se l’azienda mantiene tutt’ora l’attività apistica e si occupa anche di impollinazione. Il settore viene seguito con grande attenzione dalle Unità operative dell’assessorato regionale all’Agricoltura dislocate nel territorio: «Alle tre o quattro aziende di una certa consistenza – dice Agostino Fazio dell’Unità operativa di Agrigento – si aggiungono decine di singoli produttori che rivolgono grande attenzione alla qualità. Purtroppo non tutti prendono parte ai numerosi seminari e attività di assistenza organizzati dall’assessorato, sarebbe opportuno un maggiore coinvolgimento». Nella provincia gli alveari sono oggi poco più di duemila. Le aree interessate sono quelle di Favara, Aragona, Cattolica Eraclea, Ribera e Caltabellotta. Si produce soprattutto miele di eucalipto e, nell’area agrumicola riberese, miele di arancia. Quest’ultimo riscuote molto successo tra i consumatori e la qualità è ottima. «Abbiamo fatto delle sperimentazioni anche su altre piante – dice ancora Fazio –, sul rosmarino ad esempio, con risultati soddisfacenti ma che necessitano di ulteriore sviluppi». Malattie, avvelenamenti e condizioni meteorologiche avverse hanno comunque colpito il settore e la produzione di miele è stata ridimensionata. Resta la passione di tanti produttori e l’entusiasmo di quanti, partendo da piccole iniziative, sono ora aziende affermate e punto di riferimento della Sicilia occidentale.
 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
Regione Siciliana