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Clima pazzo e insetticidi-killer: miele in calo del 30%

   

La denuncia dell’Unione nazionale degli apicultori italiani

   
     

ROMA (6 settembre 2007) - Nel 2007 la produzione di miele italiano subirà un tracollo del 30%. Alla base del fenomeno una serie di fattori concomitanti a partire dai mutamenti di clima. A discuterne saranno i maggiori tecnici nazionali del comparto nel corso della due giorni degli Stati generali dell'apicoltura che da domani si tengono a Montalcino. «La significativa perdita di produzione – dice Francesco Panella, presidente dell’Unapi, l’Unione nazionale degli apicoltori italiani – è da attribuirsi  in primo luogo il cambio climatico che ha mandato letteralmente in tilt le api, ma anche all’uso sconsiderato e senza reali controlli di molecole neurotossiche che incidono gravemente sul delicato e complesso equilibrio delle famiglie di api». I produttori di miele puntano quindi il dito contro «l’agricoltura intensiva» che restringe i mezzi a disposizione per combattere le varie malattie delle api. Ma i produttori non risparmiano critiche anche alla grande propaganda che viene fatta delle tecniche di agricoltura e di allevamento biologici.«Mentre il mondo

Api  
si riempie la bocca di ecomessaggi (biologico, biodinamico, ogm free, buono, pulito e giusto) – spiega Hubert Ciacci presidente dell’associazione apicoltori Montalcino – qui siamo in presenza di killer autorizzati dell’ape, che è di fatto la sentinella per eccellenza dell’ambiente e che è responsabile per il 70% dell’impollinazione in agricoltura. Adesso che ha un business di 60 milioni di euro il settore dell’apicoltura è messo in ginocchio dall'agricoltura italiana, che permette l’uso di insetticidi vietati altrove come, per esempio, in Francia»
 
   
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