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Lo strano caso delle api disorientate |
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Le conseguenze si ripercuotono sull'intero sistema agricolo |
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di Orazio Vecchio |
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Il fenomeno è ormai acclarato: le popolazioni di api si dimezzano. Scompaiono in massa. Non tornano nelle arnie. È come se gli insetti, usciti alla ricerca di nettare dai fiori, smarrissero la strada e non sapessero più rientrare a casa. La causa? Le onde elettromagnetiche prodotte dai telefoni cellulari, secondo uno studio inglese. Oppure, come riportato nell'ultimo numero di Terrà, le contaminazioni di organismi geneticamente modificati, stando a una ricerca di un’università canadese. O ancora l’effetto di elettrosmog, parassiti e pesticidi in base ai risultati di un altro studio americano. Insomma, le direzioni in cui si indaga sono al momento molteplici. Ma una cosa è certa: le conseguenze di questo strano fenomeno sono nefaste non solo |
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per l’attività degli apicoltori e dell’industria del miele, ma anche per la stessa agricoltura. L’allarme è ormai mondiale e tocca anche la Sicilia.
Nei mesi scorsi in Italia sono sparite decine di migliaia di alveari: popolazioni anche superiori a 50.000 api improvvisamente dimezzate con solo le “api di casa” e senza più le api adulte dedite al raccolto di miele e polline. In Svizzera il crollo è stato del 25% e negli Usa la moria di api è arrivata al 75%. «In Italia sono a rischio – ha ammonito Coldiretti – circa 50 miliardi di api in oltre un milione di alveari, insetti indispensabili per l’impollinazione delle piante agricole». Dalle mele alle pere, dagli agrumi alle ciliegie, ma anche la carne, per via dell’azione impollinatrice delle colture foraggere: in Europa l’84% delle produzioni agricole sono possibili solo grazie all’apporto degli insetti pronubi che provvedono a fecondare i fiori. Mettere a rischio le api significa insomma attentare all’intera “catena”.
La situazione da questo punto di vista è grave anche in Sicilia, dove la produzione del miele è concentrata a Zafferana Etnea (Catania) e Sortino (Siracusa), che insieme sfiorano il 10% del totale prodotto su scala nazionale. Le popolazioni di api si sono ridotte mediamente del 30% e gli apicoltori sono preoccupati. Soprattutto l’ultima stagione ha impoverito le arnie e questa volta hanno inciso le anomale temperature invernali che hanno “ingannato” le api inducendole a svernare senza però trovare alcuna fioritura da cui trarre nettare. Gli operatori siciliani escludono il fattore insetticidi: sia perché nelle campagne esistono da tempo, sia perché le api non sono state trovate morte davanti agli alveari, come invece in tal caso accadrebbe.
Facile capire che la produzione 2007 non è soddisfacente. Secondo l’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele, quella scorsa è stata un’annata altalenante, in cui accelerazioni e frenate alla fine hanno comunque penalizzato rispetto al 2006. Per quanto riguarda la Sicilia, discreto il risultato del miele di agrumi: meglio nella Piana di Catania in Sicilia (30-40 kg/alveare), meno bene in Sicilia occidentale (20 kg/alveare). Inferiore alla media la produzione del castagno, accettabile quella dell’eucalipto, mentre le condizioni climatiche che hanno sovrapposto molte fioriture hanno spinto la produzione del millefiori.
Ma la riduzione della popolazione non depone bene per il futuro. Di fronte a quella che si manifesta come una vera ecatombe, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro ha dichiarato che si sta lavorando per «arrivare a un’analisi scientifica di questo fenomeno», e della questione è stato investito «il Cra, l’istituto di ricerca in agricoltura che fa riferimento al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, per cercare di capire quali siano le ragioni di fondo di questa moria di api». Il ministero ha anche avviato una ricerca e ha istituito un comitato scientifico. Ma le prime risposte si avranno forse fra tre anni. Intanto le api, e gli apicoltori, continuano a soffrire. |
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E la Regione mette in campo 650.000 euro |
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Sono due i prossimi bandi con cui il dipartimento Interventi Strutturali, diretto da Giuseppe Morale, sosterrà l’apicoltura siciliana. Un primo bando, riferito al regolamento 797/2004 e volto a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele, sarà emanato una volta che l’Agrisian avrà pubblicato tutta la documentazione necessaria. Le misure saranno rivolte sia agli apicoltori sia ai centri di ricerca: dalle azioni di lotta all’avarroasi (distribuzione di presidi sanitari e incontri con gli apicoltori), alla creazione di mappe di aree nettarifere o cartografia sulla fioritura, dall’acquisto di strumentazione di analisi del miele all’acquisto di api regine. La dotazione è di 400 mila euro. |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||