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Semina del mais fa strage di api |
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Produttori: «Insetticidi distruggono 40% degli alveari» |
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ROMA (2 aprile 2008) - Con la nuova semina del mais appena avviata nel Nord-Ovest arriva puntuale anche la strage di api. Gli insetticidi sparsi nell’ambiente insieme alle sementi, infatti, sterminano i piccoli impollinatori. È la denuncia di Legambiente e dell’Unione nazionale associazioni apicoltori italiani (Unaapi), secondo cui i principali responsabili della morte delle api sono il Gaucho, il Poncho e il Cruiser. Molti apicoltori nelle regioni del Nord-Ovest si stanno spostando verso le colline e i monti, cercando di salvare gli alveari. «Su tutto il territorio nazionale – denunciano le organizzazioni – la strage porta via il tra il 30% e il 40% degli alveari». «Per qualche apicoltore si tratta veramente di ricominciare da zeo – |
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afferma Francesco Panella, prsidente di Unaapi –. Il problema si trascina dal 2000 quando è iniziato l’impiego dei neonicotinoidi, che si sono rivelati altamente tossici e persistenti». La procedura di autorizzazione per il loro utilizzo, secondo Panella, è inadeguata. «Sono ormai anni – aggiunge Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – che, in Italia e in Europa, gli apicoltori lanciano un pressante allarme sull’utilizzo dei nuovi principi attivi e dei nuovi formulati in agricoltura. Le api – continua – sono importanti sentinelle ambientali. È pericoloso e stupido, per la nostra salute e per la nostra economia, continuare a sottovalutarne la morte. A fare affari sono solo le holding della chimica».
«Quasi tutte le sementi di mais disponibili sul mercato – spiegano in una nota le due organizzazioni – sono conciate (cioè ricoperte da una polvere con un collante) con gli insetticidi Gaucho, Poncho e Cruiser. Si tratta di trattamenti sistemici preventivi, neonicotinoidi di seconda generazione, prodotti da Bayer e Syngenta». In pratica le sementi durante la semina rilasciano polveri sottili d’insetticida, che si disperde nell’ambiente contaminando rugiada e fioriture circostanti. «Anche in dosi infinitesimali – spiegano – le molecole dei veleni invisibili uccidono tutti gli insetti con cui entrano in contatto, fino a chilometri di distanza dai campi di semina». La Francia è intervenuta con restrizioni all’uso di Gaucho, Fipronil, Poncho e Cruiser. In Italia, invece, sottolineano le due organizzazioni, «la procedura di valutazione che autorizza l’uso dei neonicotinoidi non considera gli effetti subletali nel tempo, quanta acqua raccolgono le api e la rugiada contaminata dalle polveri sottili rilasciate dalle sementi trattate. Molte piantagioni (mais, grano, zucchine, meloni, bietole) sono così conciate e trasportano nella linfa la molecola letale, immettendo veleni nell’ambiente anche se non c’è infestazione». L’Italia distribuisce nelle sue campagne, denunciano Legambiente
e Unaapi, «ben il 33% della quantità totale di insetticidi utilizzati nell’intero territorio comunitario, a fronte di una superficie agricola utilizzata ampiamente inferiore al 10% del totale». Le due organizzazioni chiedono la sospensione dell’uso delle sostanze neonicotinoidi e ad azione neurotossica sistemica, «quantomeno per tutte le colture visitate dagli insetti impollinatori e utili» e di aggiornare in Italia e nella Ue anche in campo agricolo le procedure per la valutazione di impatto
ambientale delle sostanze chimiche che vengono immesse nell’ambiente. Agroofarma Non esistono prove scientifiche che dimostrino la responsabilità degli agrofarmaci nella moria delle api; tra le concause, come alcuni patogeni quali virus e Nosema o i cambiamenti climatici, l’impiego di agrofarmaci è solo un’ipotesi tra le altre. È quanto sostiene in un comunicato l’Associazione nazionale imprese agrofarmaci (Agrofarma). «Ogni agrofarmaco – si legge – deve superare l’esame della Commissione europea e del ministero della Salute prima di poter essere immesso sul mercato, inoltre ulteriori ricerche hanno dimostrato che i residui di agrofarmaci eventualmente presenti nel nettare e nel polline sono normalmente inferiori a 5 parti per miliardo, mentre gli effetti letali sono possibili solo al di sopra di questa soglia. Di conseguenza accreditare gli agrofarmaci come unico o prevalente causa di moria di api, è infondato dal punto di vista scientifico tanto più che negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo calo nell’utilizzo (-35% dal 1990 a oggi)». «L’Associazione – conclude – è sempre aperta ad offrire la propria collaborazione e le proprie competenze per individuare le reali cause dei problemi e cercare assieme le migliori soluzioni». |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||