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Api, la Calabria avvia tavolo su crisi settore

 

Chiesto il riconoscimento dello stato di calamità per la siccità 2007

 
     

CATANZARO (22 aprile 2008) – Un tavolo di lavoro per fare il punto sulla grave situazione economica e organizzativa degli apicoltori in seguito alla moria delle api e definire contemporaneamente una linea d’intervento presso il ministero delle Politiche agricole. Questa la risposta dell’amministrazione regionale alle richieste delle associazioni di categoria. Si apre quindi uno spiraglio per gli oltre 500 apicoltori calabresi professionali iscritti all’albo con 80 mila alveari e tanti altri operatori hobbistici, con un valore alla produzione di oltre 14 milioni di euro. Il tavolo di lavoro ha affrontato anche la vicenda relativa al decreto siccità del 2007 emesso dal ministero e relativo al riconoscimento dello stato di calamità su tutto il

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territorio regionale, che aveva precedentemente escluso i danni subiti dal settore apistico riguardanti la liquefazione delle cere e del miele e moria delle api, con la richiesta da parte di Coldiretti di una integrazione del riconoscimento dei danni. «Questa omissione – si legge in una nota dell’organizzazione - unita alla gravissima crisi crescente a livello nazionale sulla strage delle api che ha ridotto dal 30 al 50% il patrimonio apistico nazionale, avrebbe infatti acuito le precarie condizioni in cui versa l’economia di questi allevamenti, oltretutto così importanti per la  salute e l’ambiente».
A confermare lo stato d’agitazione della regione arriva anche Giancarlo Naldi, dell’Osservatorio nazionale della produzione e del mercato del miele, al termine della riunione che si è tenuta oggi al ministero delle Politiche agricole con i rappresentanti di Regioni, apicoltori, agricoltori, ambientalisti e aziende chimiche, per fare il punto sull’allarme lanciato da Legambiente, Unaapi e Osservatorio sulla moria di api in corso, specie nelle regioni settentrionali. «Si cominciano a rilevare danni anche al Sud – sottolinea l’esperto – e in particolare in Calabria». Sotto accusa è l’uso di insetticidi, neonicotinoidi, impiegati per la concia dei semi, con effetti drammatici sugli insetti impollinatori. «Stiamo rischiando di perdere l’apicoltura del Nord – aggiunge Naldi, secondo cui – la novità più evidente è la rilevazione dei danni significativi al Sud. Rispetto al Nord si tratta di danni diversi dal punto di vista qualitativo (nuove patologie che riguardano famiglie che sono indebolite) e quantitativo (spopolamento del 30% degli alveari)». Una situazione tutta da approfondire. «Il dubbio che noi abbiamo – conclude Naldi – è che questi danni si concentrano in particolare in aree, come ad esempio nella piana di Sibari, dove accanto agli agrumeti vi sono frutteti di peschi, per i quali si usano i neonicotinoidi».
 
   
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