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Tristeza agrumi, la Sicilia in prima fila |
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Raggiunta un'intesa tra le Regioni del Sud. La Via: Sistema innovativo |
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CATANIA (26 gennaio 2009) - Intesa raggiunta tra Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata nella modifica della normativa, risalente al 1996, per la lotta al virus della “tristezza” degli agrumi. All’incontro, tenutosi a Catania, oltre all’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Giovanni La Via, hanno partecipato i colleghi della Puglia, Enzo Russo e della Calabria, Mario Pirillo, il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Basilicata, Francesco Pesce, i rappresentanti dei Servizi fitosanitari delle 4 Regioni, i docenti dell’Università di Catania e di Reggio Calabria e rappresentanti del Centro di ricerca per l’agrumicoltura e le colture mediterranee di Acireale. Le quattro Regioni sono arrivatie alla definizione di una |
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| piattaforma comune, sia per gli agrumeti sia per l’attività vivaistica. La bozza definitiva del decreto sarà redatta dai servizi fitosanitari regionali e quindi trasmessa al ministero delle Politiche agricole e forestali. La proposta della Sicilia «Abbiamo proposto alle altre Regioni – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via – un sistema assolutamente innovativo. Si tratta di un doppio controllo sulle piante prima della commercializzazione». Un primo livello di autocontrollo è operato dagli stessi vivaisti, con il ricorso alla certificazione di laboratori accreditati e, successivamente, un controllo sistematico da parte del Servizio fitosanitario regionale, che si avvale di propri laboratori diagnostici per i saggi sierologici. Insomma, un sistema a doppia maglia per eliminare, già prima della partenza, ogni possibile rischio d’infezione sul materiale vivaistico. «Si tratta di una nuova strategia soft – continua La Via – per approcciare una malattia che può infettare le piante di agrumi, ma può rimanere non visibile in molti casi e per interi decenni. Nei comprensori dove sono stati riscontrati ceppi ipovirulenti, si può procedere con una riconversione graduale degli impianti con l’impiego di portinnesti tolleranti, alternativi all’arancio amaro, imparando nel tempo a convivere con la malattia, come avviene già in Spagna. Nell’interesse degli stessi agricoltori è invece necessaria l’estirpazione dei ceppi più virulenti e pericolosi, che potrebbero far morire velocemente le piante». Controlli e mercato Il tavolo tecnico ha approvato anche lo schema dei controlli proposto dalla Regione Siciliana, scritto in collaborazione e d’intesa con alcune delle più importanti istituzioni siciliane di ricerca, sulle misure obbligatorie per l’attività vivaistica agrumicola, un settore particolarmente importante nell’Isola, con la presenza di diverse centinaia di operatori e la produzione di milioni di piante ornamentali, destinate essenzialmente all’export verso i Paesi nordeuropei. Un mercato ricco e vivace che ci vede in aperta concorrenza con i vivaisti spagnoli. «È davvero essenziale – riprende l’assessore – assicurare la massima garanzia delle piante commercializzate in Sicilia, nel pieno rispetto delle direttive comunitarie in materia fitosanitaria. Ma le norme e i controlli non devono discostarsi da quelli convenzionalmente applicati in Spagna, soprattutto nel settore ornamentale, e non devono quindi costituire un vincolo tecnico ed economico, assai gravoso per i vivaisti siciliani, in un regime di mercato completamente aperto alla concorrenza».
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||