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Agrumi, c’è un calo del 60% della produzione  
Cause: calamità naturali, ma per il Sfr pure la mancata gestione biologica  
     
ACIREALE (22 luglio 2010) – Siamo quasi alla fine della cascola fisiologica dei frutticini. Ma per il primo verdetto, quello della quantità definitiva della produzione, è già conto alla rovescia. E quest’anno, ci potrebbe essere una vera e propria “strage”: quasi il 60% del totale degli agrumeti con produzioni ridotta, dovuta principalmente alla gelata del 2008. Si prevede, infatti, che produrranno soltanto gli agrumeti che, secondo i dettami della moderna gestione biologica e integrata, abbiano eseguito tutte le operazioni colturali eccezionali dovute ai postumi della gelata eccezionale del 2008 corrette. A fine dello scorso anno, l’agrumeto non aveva un buon contenuto nutrizionale, perché non sono stati effettuati i giusti
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interventi preventivi di analisi fogliare, conseguente concimazione, potatura e interventi fitosanitari a base di fitoregolatori diradanti a base di olio minerale nel corso del 2009.

L’anno scorso non bastava il contenuto di elementi nutritivi nelle foglie
Insomma, prima con qualche elemento insufficiente o in eccesso l’agrumeto andava comunque in attivo economicamente, sempre se si era operato bene con tutti gli altri fattori che incidono sulla produzione. I dati stimati delle infezioni della malattia da virus tristeza degli agrumeti Con 73.786 ettari (pari al 26,4% del complesso della superficie investita a frutticoltura) l’arancio rimane la coltivazione agrofrutticola con la maggiore superficie investita. gli agrumi a piccoli frutti con 21.998 ettari (7,9%), il limone con 16.634 ettari (6,0%). È sufficiente ricordare i dati sui risultati del primo anno (2007) e quelli del secondo anno (2009). Abbiamo provato a farlo con 20 agrumeti di 20 comuni diversi: circa 600 campioni all’anno, dal convenzionale al biologico, per un totale di circa 60 ettari di agrumeti. Non sono dati con reale valore statistico, ma possono definire una tendenza. Nel 2007, una nostra rilevazione quantificò in un 5% il tasso di infezione. Ma niente in confronto a quest’anno: il 10%. In totale, circa 6 mila ettari, se escludiamo il limone che sembra essere meno sensibile alla malattia. Il dato segna un’inversione di tendenza rispetto al passato. Questo cambia, e di molto, le cose, perché l’infezione “strozza” la pianta nel punto d’innesto, provocando un deterioramento soprattutto della qualità dei frutti.

Concimazioni fogliari A pochi giorni dal termine della cascola fisiologica dei frutticini, quindi, circa il 60% degli agrumeti sta «lottando» per recuperare. Molti riusciranno a recuperare, ma è probabile che rimanga (sottostimando) un 60 per cento di ettari di agrumeti con due - tre insufficienze nutrizionali o infezioni più o meno gravi. Applicando alla lettera la norma che prevede «almeno la sufficienza dei contenuti fogliari», andrebbero ad allegare i frutticini in maniera soddisfacente in 4 ettari di agrumeto ogni 10 ettari. Una stretta, voluta lo scorso anno, quando non si è provveduto a concimare, potare e irrorare con fitoregolatori diradanti in tempo, da far tremare i polsi agli agrumicoltori. Quanto alla stima attendibile della carica dei frutti 2010/11, il dato reale molto dipenderà dalle favorevoli temperature e umidità relativa anomali dei mesi di maggio e giugno e se gli agrumicoltori avranno messo in pratica la concimazione fogliare. Restava (e resta ancora per tutto il mese di luglio) infatti la possibilità, almeno per gli agrumeti in gestione integrata, dell’urea tecnica e dei fosfiti, applicati per via fogliare. In pratica, l’agrumicoltore, anche in presenza di elementi nutrizionali insufficienti, potrebbe avere stimolato la fioritura tardiva di S. Giovanni (dal giorno intitolato allo stesso santo). Da cui potrebbe allegare un frutticino di più scarsa qualità, ma più tardivo e quindi di più alto valore aggiunto se l’annata sarà di “scarica”. Tuttavia sarebbe un risultato singolare: un agrumicoltura di qualità non dovrebbe riportare in auge il «la fioritura di S. Giovanni».
 
RiccardoTumminelli
Servizio fitosanitario regionale
 

 

 
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