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"Sì" del Senato all'aranciata senza arance

 

Passa la direttiva Ue che azzera la soglia del 12% di frutta nei succhi

   

ROMA (31 marzo 2009) - Potrebbero essere ammesse alla vendita in Italia bibite dal colore e dall'aroma di arancia ma del tutto prive del vero succo. È quanto prevede l'art.21 della Legge Comunitaria che ogni anno recepisce nel nostro ordinamento le direttive di Bruxelles: meno di una riga di disposizione, capace però di abrogare una legge italiana del 1961 che garantisce ai consumatori (per lo più ragazzini) almeno un 12% di vero succo d'agrume in queste bibite. Ogni anno all'arrivo in Parlamento della Comunitaria i deputati dicevano no a queste bibite mantenendo in vigore la norma italiana, in coerenza tra l'altro con tutte le campagne finanziate dal Governo a favore di un'alimentazione e in coerenza con tutti i soldi

Aranciata
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spesi da Bruxelles per promuovere frutta e verdura nelle scuole (90 mln ma Strasburgo ha chiesto che se ne spendano 500). La scorsa settimana però, il Senato, per la prima volta, ha detto sì all'abrogazione della norma «salva vitamina C». Ora la palla passa questa settimana alla Camera dove domani la legge comunitaria sarà ridiscussa.

Zaia «Sono dalla parte degli agrumicoltori, delle arance nazionali e delle aranciate vere». Così il ministro dell'Agricoltura afferma la sua «decisa» contrarietà all'abolizione della norma italiana che garantisce un minimo del 12% di succo d'agrume nelle bibite analcoliche che hanno aroma, sapore e colore di agrumi. «L'agricoltura viene solo oggi a sapere di questo provvedimento, ma sono sicuro – ha detto Zaia – che alla Camera, dove il Mipaaf porterà le sue istanze, le aranciate vere saranno salvate». «Questo è un momento di crisi – ha aggiunto – in cui i consumatori vanno rassicurati e nessun comparto economico, tanto più quello agrumicolo, vanno turbati o peggio messi a rischio».

Confagricoltura Sicilia L’organizzazione esprime netta contrarietà al  provvedimento. Secondo l’organizzazione regionale c’è poco da aggiungere al coro di proteste contro un’iniziativa, di ispirazione comunitaria, che è anche uscita nel momento meno opportuno anche a causa della crisi economica che sta colpendo anche i consumi alimentari. La Confagricoltura evidenzia che al di là degli obblighi imposti dalla legislazione comunitaria vi è anche, da parte degli Stati membri dell’Ue, la possibilità, se non di rinegoziare, di allungare i termini del  recepimento in quanto non si tratta  di disposizioni di carattere immediato come quelle che hanno per oggetto la tutela della salute umana. Il presidente dell’organizzazione Gerardo Diana  ricorda  che  per aspetti ancora più importanti, come il recepimento delle disposizioni in materia di emissioni, il governo è intervenuto per ritardare i termini dell’adeguamento motivando tale richiesta con il fatto che in piena crisi le aziende non sarebbero state in grado di effettuare nuovi investimenti. «Azzerare per legge la possibilità di utilizzare, almeno in minima parte i succhi di agrumi per la preparazione delle bevande – evidenzia ancora Diana – significa togliere una ulteriore possibilità economica ai produttori e far scomparire definitivamente una parte significativa dell’industria  siciliana».

Coldiretti In difesa del «minimo sindacale» di agrumi e di vitamine nelle bibite per ragazzini, si è immediatamente schierata Coldiretti: «l'eliminazione della soglia del 12% farebbe sparire dalle tavole e dai frigoriferi 120 milioni di chili di arance all'anno prodotti con danni evidenti per consumatori e produttori».

Codacons «Una vergogna per l'Italia e per l’Europa». Così Carlo Rienzi, Presidente Codacons, commenta l'arrivo delle aranciate senza arancia e delle limonate senza limoni, dopo il via libera al Senato. «La prossima tappa sarà la passata di pomodoro senza pomodori e il tiramisù senza caffé?, si domanda Rienzi. «Questi prodotti rappresentano un danno per i consumatori, che vengono ingiustamente privati di tutti gli alimenti sani provenienti dalla terra. E' chiaro che le potenze industriali del settore alimentare hanno avuto la meglio sull'agricoltura e sui consumatori, ma ci chiediamo se in un futuro prossimo i cittadini saranno costretti, se vorranno mangiare cibi sani e genuini, a fare la spesa in farmacia anziché al supermercato».
 
   
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