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Asca, scacco matto all'Imazalil |
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Il Centro di analisi della Regione ha monitorato il fungicida sugli agrumi |
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PALERMO (2 dicembre 2008) - Un principio attivo che permette di conservare gli agrumi e non si trasferisce nella parte edibile dei frutti. Si chiama Imazalil ed è stato studiato, come riportato nel numero di Terrà appena uscito, dai ricercatori dell’Asca in collaborazione con diverse strutture di ricerca del Catanese: il Sian dell’Ausl 3, l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia, l’Ordine provinciale dei chimici e il laboratorio di analisi degli alimenti Chemlab. «Lo studio è scaturito dalla necessità di rassicurare i consumatori sugli effetti positivi correlati al consumo di agrumi – spiega Giansalvo Sciacchitano, dell’Ordine provinciale dei medici – che negli ultimi anni è stato messo in dubbio per la persistenza sui frutti di |
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residui di prodotti fitosanitari in miscela con agenti di rivestimento in post-raccolta». In realtà questi agenti hanno una funzione importante. «Fungicidi come l’Imazalil limitano i danni di Penicillium digitatum e Penicillium expansum che avvengono attraverso le ferite inferte durante le operazioni di raccolta e di lavorazione», spiegano Serena Lazzaro e Giorgio Rizza dell’Asca. L’Imazalil rappresenta uno dei principi attivi più usati sia per la sua efficacia contro i ceppi resistenti ai comuni fungicidi sia per l’azione bloccante nei confronti delle infezioni già in atto. «È un fungicida autorizzato sugli agrumi fino a un limite massimo ammissibile di 5 ppm – spiega il chimico Claudio Torrisi – e appartiene alla classe degli imidazolici, ma lo si trova classificato anche tra gli anticrittogamici, come gli azotorganici e gli azotorganici eterociclici». L’indagine sperimentale è stata condotta sul frutto intero, così come previsto dalla legge, e sulle diverse parti del frutto (buccia, polpa, succo) allo scopo di studiare il processo di penetrazione del residuo nella porzione edibile del frutto oggetto di analisi (vedi grafico). «Più precisamente, 40 chili di arance Tarocco biologiche sono stati trattati con un formulato commerciale che contiene Imazalil puro (gr. 45,2), in coformulanti specifici – precisa Daniela Aita, del Chemlab – attenendoci scrupolosamente alle modalità e alle dosi d’impiego riportate in etichetta, nonché alle buone pratiche di lavorazione del prodotto». Il trattamento – condotto con la supervisione di Elena Alonzo, responsabile del Sian, e di Francesco Platania, agronomo e collaboratore dell’Ausl 3 – è stato eseguito per immersione in soluzione acquosa di formulato commerciale seguito da ceratura (modalità di distribuzione adoperata per lo più all’estero) e a spruzzo con formulato miscelato a cera (modalità adoperata dagli operatori commerciali locali). Le analisi sono state eseguite dopo 3 e 10 giorni dai trattamenti analizzando il frutto intero, la buccia, la polpa e il succo. Si è voluto così simulare il tempo che in genere intercorre dal trattamento dei frutti alla loro commercializzazione e la durata degli stessi sui banchi di vendita. «Le analisi sono state eseguite mediante LC-MS-ESI – dice Serena Lazzaro – e dall’esame dei dati si evidenzia che non vi sono differenze significative tra i campioni analizzati “a 3 giorni” e i campioni “a 10 giorni”». Sulle arance opportunamente trattate si nota l’assoluta mancanza del principio attivo nella parte edibile. In rapporto poi all’uso fraudolento che può esser effettuato delle bucce trattate (vedi tabella in basso) bene ha fatto il legislatore a vietare l’uso di tali scorze per la preparazione di “alimenti derivati”.
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| Giuseppe Cicero |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||