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| Agrumicoltura, i conti non tornano | |||||||||||
| Pure l'export va male. Per uscire dall'impasse in campo nuove strategie | |||||||||||
PALERMO (1 dicembre 2009) - Perdura la crisi del comparto agrumicolo siciliano. Tra gli indicatori più evidenti compaiono la progressiva riduzione delle produzioni, delle superfici coltivate e della redditività. Tutti campanelli d’allarme che, posti al vaglio di una prima analisi, mettono in luce una pesante consapevolezza: i finanziamenti pubblici stanziati negli ultimi anni in favore del comparto non hanno prodotto i risultati sperati in termini d’innovazione e sviluppo. Infatti, sono stati utilizzati solo in minima parte, nello specifico, i 24 milioni di euro messi a disposizione dal Piano agrumicolo nazionale per la riconversione varietale; così come non hanno contribuito a rilanciare il comparto neanche i fondi comunitari |
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del Por 2000-2006 o gli aiuti dell’Ocm ortofrutta a favore della trasformazione, per l’attuazione dei Programmi operativi presentati dalle Organizzazioni di produttori. Più in generale, «il comparto – sostengono operatori agricoli e commercianti – è minacciato da un mix esplosivo di fattori: alle mancanze d’ordine strutturale e organizzativo si aggiungono motivi più o meno contingenti di destabilizzazione quali, ad esempio, la pressante concorrenza estera, il rallentamento dei consumi e, non in ultimo, le malattie delle piante, quali il virus della Tristeza, e le avverse condizioni climatiche. Bisogna fare i conti, inoltre, con il calo dell’export, dovuto a calendari di commercializzazione ancora poco flessibili a causa della modesta presenza in Sicilia di varietà precoci e tardive». Alla luce di ciò risulta chiaro che, per evitare il collasso del comparto, compito della politica deve essere quello di riprogrammare gli interventi nell’ottica di una rinnovata strategia. Già un primo provvedimento affronta un’annosa questione: la polverizzazione delle imprese. «Con l’innalzamento del limite minimo di Ude per accedere ad alcune misure del Psr 2007-2013 – dice l’assessore regionale all’Agricoltura Giovanni La Via – puntiamo all’aumento delle dimensioni aziendali, inducendo i piccoli imprenditori agricoli ad associarsi». Per dare un’idea della frammentazione, basti sapere che a fronte di una realtà agrumicola costituita da circa 40 mila piccole aziende, le Op riconosciute attualmente dall’amministrazione regionale sono solo trenta e, secondo un’indagine dell’istituto di Economia agraria dell’università di Catania, «risulta modesta in realtà la loro capacità aggregativa: il basso numero complessivo degli associati si caratterizza per la prevalenza di soci singoli, mentre le persone giuridiche aderenti contano un numero complessivo di affiliati estremamente ridotto». Intanto, è stata avviata una riflessione all’interno dell’assessorato. Si tratta di mettere sotto un’unica “regia” i suoi uffici periferici e le organizzazioni di categoria per poter fare da catalizzatore di aggregazione e di strategie per affrontare meglio i mercati. Tra le novità in tema di finanziamenti, invece, c’è anche l’ultima riforma dell’Ocm ortofrutta, che di fatto disaccoppia gli aiuti comunitari per la trasformazione a favore anche della produzione e interesserà oltre 13 mila aziende con una superficie ammessa di 25.098 ettari. Le aziende interessate dal contributo per la trasformazione sono, invece, circa 10 mila. I dati del comparto Per meglio capire la crisi in atto, è interessante ripartire dall’analisi di alcuni dati inerenti il comparto. Secondo gli ultimi dati, l’Istat rileva che dal 1996 al 2006 la superficie totale coltivata ad agrumi è passata da 111.945 ettari a 96.977 ettari, con una riduzione di oltre il 15%. A tale risultato hanno contribuito tutte le specie coltivate, soprattutto nel Catanese e nel Palermitano, con percentuali diverse. Il decremento più consistente – oltre il 20% – ha investito i mandarini, le clementine e i limoni. Solo dell’8% si è ridotta invece la superficie ad arance, che nello stesso arco di tempo è passata da 65.694 ettari a 60.518 ettari, conservando il primato di rappresentatività del comparto; seguono, in ordine di importanza, limoni, mandarini e clementine. Nello stesso decennio ha subito una flessione anche la produzione: da 19.963.000 quintali a 18.630.000 quintali (-6,7%) con una perdita consistente di clementine. Nel 2007 scendono ulteriormente sia la superficie totale coltivata ad agrumi (95.002 ettari) sia i quantitativi di produzione (18.164.606 quintali). E neanche l’ultima campagna agrumicola dà segni di ripresa. Le gelate della scorsa primavera e le recenti piogge hanno portato, secondo le prime stime, a una nuova contrazione della produzione di arance: solo nella piana di Catania, cuore fruttifero dell’Isola, si attesta a -40% circa. Al momento, sembra non sia calata, invece, la produzione di limoni. Ma per avere un quadro definitivo si dovrà aspettare aprile, quando terminerà la raccolta. Impegnativa, a giudicare dallo scenario, la sfida per il futuro dell’agrumicoltura siciliana che, nonostante tutto, detiene standard qualitativi mediamente più alti rispetto ai suoi competitors, nonché eccellenze come l’Arancia rossa di Sicilia o la Bionda di Ribera, il Limone Interdonato e quello di Siracusa. Punti di forza, questi ultimi, sui quali l’assessorato fa leva per il rilancio del comparto, investendo anche in termini di promozione. È prevista per febbraio, infatti, la pubblicazione di un bando inerente la misura 133 del Psr, rivolto ai Consorzi di tutela, per le attività di informazione e promozione dei prodotti agroalimentari di qualità. «Strategie di marketing incisive – dicono gli esperti dell’assessorato – sono imprescindibili, affinché i nostri agrumi non vengano commercializzati alla stregua di commodity, ma come prodotti “unici”, rappresentanti di quel made in Sicily che nel mondo tutti ci invidiano». Altri servizi
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||