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SERVIZIO TRATTO DAL N. 11/12 DEL MENSILE TERRÀ  

Agrumicoltura, si riparte dalla ricerca

 

Scienza e Regione mettono a punto nuovi metodi per ampliare il calendario produttivo

 
     

di Paola De Simone

   
   

PALERMO (6 febbraio 2009) - Dal fronte della ricerca arrivano concrete opportunità per migliorare la competitività dell’agrumicoltura siciliana. Due studi spiccano tra tanti: la scoperta di una nuova tecnica da parte del Parco scientifico e tecnologico (Pst) di Catania per individuare e caratterizzare i vari ceppi di Closterovirus (meglio noto come “Tristeza degli agrumi”) e il progetto “Scelte varietali in agrumicoltura”: una raccolta di informazioni provenienti dal lavoro di studio nei campi di orientamento varietale della Regione Siciliana. Tali informazioni sono raccolte in un manuale realizzato dalla Soat di Catania con la collaborazione del Dofat di Catania e del Cra di Acireale. Per il comparto c’è da ricordare l’ampio

Agrumi
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lavoro di ricerca promosso dal dipartimento Interventi infrastrutturali dell’assessorato regionale all’Agricoltura, nell’ambito della “Rete agrumicola”, sulle produzioni sostenibili, sul miglioramento del prodotto, sulla penetrazione in nuovi mercati. «Le cultivar descritte nel manuale Scelte varietali in agrumicoltura – spiega Enrico Sapienza, dirigente della Soat di Catania – sono sia quelle di vecchia costituzione ma ancora interessanti per il mercato, sia quelle di più recente costituzione». Viste le difficoltà del comparto, gli investimenti in ricerca e innovazione assumono un rilievo strategico. «Fattori di crisi – continua Sapienza – sono addebitabili ad aspetti strutturali delle aziende, che ne condizionano la competitività a livello internazionale, e alla crescente presenza nei mercati di agrumi provenienti da altri Paesi». Le gelate di quest’anno, infine, hanno causato un calo della produzione soprattutto nella Piana di Catania. «Il calo del 40% circa sulle arance Tarocco – commenta Sapienza – ha comportato un aumento dei prezzi (di circa 13 centesimi) per le prime partite di frutta, ma adesso c’è da vedere come si comporta il mercato». Il tessuto produttivo siciliano per arance, mandarini e limoni, secondo le analisi di settore del Psr Sicilia, conta  in totale circa 45.680 aziende,  una superficie totale di 96.615 ettari e una produzione di oltre 18 milioni di quintali, dei quali oltre 11 milioni sono di arance. «Le azioni da realizzare per il futuro – dice il dirigente – hanno come elemento fondamentale il trasferimento dell’innovazione scientifica alle aziende, ma anche al settore organizzativo, distributivo e commerciale». L’impegno nei confronti del comparto abbraccia, dunque, diverse tipologie di intervento: «Tra queste – conclude Sapienza – gli studi su nuove selezioni di agrumi, il controllo biologico dei principali fitofagi, il miglioramento della shelf-life del prodotto e, infine, una campagna di promozione ed educazione alimentare “Agrumi di Sicilia”».



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