dato vita a questo serrato dibattito che si è coronato alla bouvette di Montecitorio. Qui insieme ai Consorzi di tutela dell’Arancia rossa Igp e dell’Arancia di Ribera Dop è andata in scena una manifestazione di promozione dell’“oro di Sicilia” ben rappresentato da oltre 300 chilogrammi di agrumi distribuiti gratuitamente, a deputati (tra cui il presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palombo, Giovanni Burtone, Pd, Giuseppe Ruvolo, Udc ed Enzo Gibiino, Pdl) e giornalisti al fine di sensibilizzare Parlamento e opinione pubblica.«Approvare una norma che consente di produrre bevande al sapore di arancia senza il succo rappresenta la vittoria delle lobby di Bruxelles alle quali non possiamo assentire – spiega La Via – per questo motivo abbiamo lanciato un appello al ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, e al Parlamento italiano affinché la norma venga bloccata. Anzi – incalza l’assessore – chiediamo con forza che questa percentuale minima del 12% di succo vada non solo mantenuta, ma anzi incrementata fino al 20%. Inoltre, invitiamo anche il governo nazionale a varare una norma che consenta di abbassare l’attuale aliquota Iva per i succhi naturali dal 20 al 4%. In questo modo, riducendo il costo finale, si potrà favorire l’utilizzo di prodotti che fanno bene alla salute».Nel caso in cui la norma fosse approvata anche alla Camera, infatti, il danno sarebbe rilevante perchè la produzione di circa 6 mila ettari non avrebbe nessuna destinazione possibile. A subire maggiormente le ripercussioni di questa nuova legge sarebbe, quindi, l'industria di trasformazione degli agrumi, che è quella che utilizza il prodotto di calibro inferiore che non può essere avviato al consumo fresco. L’azione dell’amministrazione regionale ha visto e vede in prima linea anche il presidente della Provincia regionale di Catania, Giuseppe Castiglione, che già da componente della Commissione Agricoltura al Parlamento europeo aveva tentato di contrastare le cosiddette “bevande spiritose”.«Evitare il via libera alle bevande al gusto o al sapore di arancia, ma che non contengono arance – sostiene Castiglione – è un atto di tutela al diritto di un'informazione trasparente sugli alimenti acquistati e, al tempo stesso, alla salute, poiché la sostituzione del succo con aromi e coloranti non è certo una pratica sana. L'eliminazione totale della soglia del 12% farebbe sparire dal consumo circa 120 milioni di chili di arance all'anno prodotti in 6 mila ettari di agrumeti, con danni evidenti sia per consumatori sia per i produttori. Sarebbe inaccettabile penalizzare, in un momento di crisi come questo, un comparto portante dell'economia agricola nazionale e, in particolare, del Mezzogiorno d'Italia come quello della produzione di agrumi».Ma a spingere l’assessore La Via a condurre questa battaglia non ci sono solo motivazioni economiche: «La vendita di aranciate prive del vero succo d'agrume e ricche di glucosio e zuccheri può aumentare i rischi di obesità nei nostri giovani. La prossima settimana, infatti, la Camera sarà chiamata a pronunciarsi sul disegno di legge, già approvato al Senato. Questa legge – conclude – non determinerebbe solo danni all'agricoltura, ma avrebbe effetti dannosi anche sulla salute degli italiani. Tutte le indagini epidemiologiche ci dicono che i giovani hanno un crescente problema di obesità, quindi non si possono sostituire le attuali aranciate con bevande ricche di zuccheri e glucosio. Questo disegno va contro qualsiasi forma di prevenzione fino a questo momento adottata».