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Energia, nel 2020 il sorpasso del gas sul petrolio

 

Lo afferma l’Unione petrolifera italiana in un documento inviato all’Ue

 
   

ROMA (5 maggio 2008) - L’aumento della domanda di energia complessiva nel 2020 dovrebbe toccare i 201,3 milioni di Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) rispetto ai 189,7 milioni del 2007, mentre dovrebbe ridursi il peso del petrolio sul totale dei consumi che dal 43% attuale dovrebbe scendere al 40% nel 2010 e al 35,2% nel 2020. Sono alcune delle conclusioni dell’Ufficio Rilevazioni e Analisi dell’Unione petrolifera (Up) contenute nell’edizione 2008 delle “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2008-2020” che tengono in considerazione gli effetti delle proposte della Commissione europea note come “pacchetto 20-20-20”, che comporteranno una accelerazione dei trend previsti

Gasdotto
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nell’edizione 2007. In particolare, si ipotizza una riduzione del bisogno di mobilità e un maggior ruolo del trasporto pubblico, uno spostamento del traffico merci dalla strada alla via marittima e ferroviaria, una maggiore diffusione di nuovi tipi di propulsione per le autovetture, un miglioramento dell’efficienza energetica in tutti i settori, un crescente contributo del gas naturale. A questi fattori, l’analisi dell’Up aggiunge anche un diverso mix nella produzione termoelettrica e la realizzazione di impianti di cattura e stoccaggio della CO2. Impegni che dovrebbero portare a una stabilizzazione delle emissioni nel periodo 2010-2015 sebbene al 2020 tali livelli risulteranno ancora superiori dell’undici per cento rispetto al 1990. Si passerà, infatti, dalle 455 milioni di tonnellate del 2005 (erano 396 nel 1990) alle 438 del 2020. A fronte della riduzione del peso del petrolio, inoltre, «dovrebbe verificarsi – secondo Up – un contestuale aumento del peso del gas che già dal 2013 diventerà la principale fonte energetica del Paese e una sostanziale stabilità dei consumi di combustibili solidi. L’incremento maggiore dovrebbe riguardare, invece, le rinnovabili che al 2020 dovrebbero arrivare a coprire l’11,5% del totale della domanda».

Petrolio L’analisi dell’Unione petrolifera prende in considerazione uno scenario di riferimento che ipotizza un prezzo internazionale del petrolio tra i 60 e i 65 dollari al barile tra il 2010 e il 2020. A questo elemento si aggiunge uno Sviluppo economico del Paese che oscilla tra l’1,4% (2005-2010) e l’1,9% (2010-2015).

Energia elettrica In aumento anche la richiesta di energia elettrica che passerà, secondo l’analisi dell’Up, dai 340 terwattora del 2007 ai 363 del 2010, fino ai 431 terawattora del 2020.

Fonti non petrolifere Per quanto riguarda l’utilizzo di fonti non petrolifere, invece, l’Unione petrolifera non prende in considerazione il contributo nucleare da qui ai prossimi dodici anni, mentre ipotizza un «consolidamento dei consumi del carbone determinato da un maggior impiego per uso termoelettrico e da una contrazione della domanda delle cokerie e degli altri settori industriali». In crescita anche il consumo di gas naturale, «in particolare nel breve termine in sostituzione dell’apporto meno rilevante delle rinnovabili». Gli obiettivi di crescita delle fonti “pulite” e contenute nel “libro bianco” predisposto dal governo nel 1999 e pari a 76 terawattora nel 2010, «non si ritengono raggiungibili a tale data», osserva Up. «Alcune fonti rileveranno un certo sviluppo già in tale periodo mentre altre avranno incrementi produttivi più consistenti solo successivamente».

Biocarburanti Una sezione specifica è stata dedicata alla possibile evoluzione dei biocarburanti tenendo conto delle percentuali crescenti previste dalla normativa attuale e dal piano proposto a livello europeo. Secondo le previsioni dell’Unione petrolifera, il peso dei biocarburanti sul totale dell’energia, nel caso in cui fosse applicata la percentuale del 5,75% al 2010, rappresenterebbe l’1,4% rispetto allo 0,1% attuale; nel caso del 10 per cento al 2020 indicato dalla Commissione europea, si avrebbe un peso dell’1,9% con un quantitativo complessivo superiore ai 4,2 milioni di tonnellate. Un volume che l’Unione petrolifera ritiene notevolmente ambizioso, alla luce dell’articolazione della normativa che rende poco probabile uno sviluppo coerente con gli obiettivi. «Riserve – osserva Up – espresse anche a livello europeo dai maggiori operatori che, negli ultimi due anni, hanno visto una forte riduzione della produzione di biodiesel per il sensibile aumento dei costi delle materie prime (olio di palma e di colza) e il clima non proprio favorevole agli investimenti. Le ulteriori preoccupazioni legate agli effetti sulle produzioni alimentari e la sostenibilità ambientale dei biocarburanti ne limita attualmente lo sviluppo. Si punta molto sullo sviluppo dei biocarburanti di seconda generazione, che non dovrebbero presentare tali problemi».
Tre le ipotesi previste dall’Unione petrolifera: una valuta l’utilizzo di percentuali
crescenti di biodiesel nel gasolio e di Etbe (una sostanza chimica ricavata dall’etere come additivo per i carburanti) nella benzina; la seconda calcola i quantitativi necessari di bioetanolo in alternativa all’Etbe nella benzina, a parità di biodiesel nel gasolio; la terza, infine, che prevede che le percentuali di biocarburanti richieste dalla normativa siano soddisfatte solo attraverso biodiesel. «In quest’ultimo caso dalle oltre 800 mila tonnellate necessarie già nel 2008 – spiega Up –, i volumi  i biodiesel al 2010 arriverebbero a oltre 2,2 milioni di tonnellate, con una analoga riduzione dei quantitativi di prodotto di origine fossile, mentre i volumi di benzina sarebbero soddisfatti secondo la valutazione dei consumi previsti, solo attraverso prodotto di origine petrolifera. Quest’ultima ipotesi – conclude Up – sembra attualmente quella ritenuta più realizzabile nel breve termine, in attesa dell’implementazione delle misure previste dalla recente normativa al riguardo».

 
   
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