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La Brassica carinata conquista sempre più gli agricoltori siciliani

 

Tuttavia, «sarà una sperimentazione consolidata  a garantire il successo della coltura»

 
     
di Paola De Simone    
   

ENNA (4 luglio 2008) – In Sicilia, avanti con la coltura di Brassica, ma senza grandi entusiasmi in quanto sarà la sperimentazione “consolidata” a decretarne il successo. È quanto emerso, ieri, nel corso dell’incontro svoltosi a Raddusa (Ct), presso il Centro di eccellenza per la ricerca e l’innovazione, al fine di fare il punto sull’attività del progetto Fi.sic.a (Filiera siciliana per l’agroenergia) avviato ormai da due anni e che coinvolge a oggi 700 aziende in tutta l’Isola. All’incontro, promosso dal dipartimento Interventi infrastrutturali dell’assessorato regionale all’Agricoltura in collaborazione con il consorzio di ricerca Gian Pietro Ballatore, hanno partecipato imprenditori agricoli, rappresentanti di varie organizzazioni di categoria, e tra gli altri,

Brassica
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tecnici e ricercatori provenienti anche da oltre lo Stretto. L’iniziativa si è svolta in due fasi: prima una prova di raccolta meccanica delle piante di Brassica carinata sui campi di condrata Cugno ad Aidone (En); successivamente i partecipanti si sono trasferiti presso il centro d’Eccellenza per la ricerca e l’innovazione di Raddusa dove, come detto, si è tenuto un convegno nel quale sono state relazionate le attività svolte a oggi dalla Filiera siciliana per l’agroenergia. L’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Giovanni La Via, ha ricordato che «l’investimento economico finora attuato dalla Regione è di 200 mila euro, 150 mila dei quali spesi in due anni per la sperimentazione» ed inoltre che «i restanti 50 mila euro serviranno ad incrementare le semine nell’annata 2008-2009». Secondo il dirigente generale del dipartimento Interventi infrastrutturali, Dario Cartabellotta, «l’agroenergia da biomasse è un settore in grande evoluzione. La sperimentazione sta facendo il suo corso, ma è necessario migliorare i livelli produttivi». In cifre, per Cartabellotta, «bisogna portare le attuali rese da 15-20 quintali per ettaro ad almeno 30 quintali per ettaro affinché la resa possa definirsi interessante per l’agricoltore». In ogni caso, conclude Cartabellotta, «sarà una sperimentazione consolidata  a garantirci  il successo di questa coltura». Come dire, Brassica sì, ma con cautela. Sugli aspetti tecnici è intervenuto anche il dirigente del Sevizio IX dell’assessorato all’Agricoltura: «Oltre alla Brassica carinata – ha detto Fabrizio Viola – stiamo sperimentando altre varietà per valutarne le rese produttive. Guardiamo con interesse ai sottoprodotti; i residui colturali possono essere utilizzati come concime ammendante».

Ecco alcune relazioni presentate all’incontro di ieri:
Bernardo Messina: Risultati dei campi di moltiplicazione e delle prove sperimentali
Alberto Assirelli: Brassica carinata: aspetti meccanici della raccolta (.pdf)
Elio Di Lella: La Sicilia,le colture agroenergetiche e la filiera possibile (.pdf)
Giorgio Grasso: Un modello di filiera agroenergetica sostenibile (.pdf)
Sofia Mannelli: Nuove normative ed incentivi per le agroenergie (.pdf)

 
   
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