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Agroenergia, la Sicilia ora punta sul cavolo

   

Dall’ortaggio si ricava la brassica carinata utilizzata per i biocarburanti

 
     
di Orazio Vecchio    
   

ENNA (23 ottobre 2007) – Produrre carburanti vegetali dal fiore del cavolo abissino, ossia la brassica carinata. Questo l’obiettivo del progetto “Fisica” (Filiera siciliana per l’agroenergia), promosso dalla Regione Siciliana, che intende individuare colture energetiche che, in rotazione con il grano duro, possano evitare l’abbandono dei terreni e produrre reddito per gli agricoltori. I primi riscontri sono incoraggianti e si profilano investimenti privati per oltre 200 milioni di euro nei prossimi tre anni. Avviato un anno fa, nella fase sperimentale il progetto, sviluppato con il Consorzio di ricerca Gian Pietro Ballatore e l’Università di Catania, finora ha portato alla produzione di 648,2 quintali di brassica in 28 aziende di sette province

Cavolo abissino  

dell’Isola, individuate in collaborazione con Cia, Coldiretti e Confagricoltura. La brassica carinata è stata scelta perché tollera escursioni termiche ampie (fino a 20 gradi), presenta un vantaggioso ciclo vegetativo rimanendo bassa a lungo e sviluppandosi con l’innalzamento delle temperature, compete con le piante infestanti. La resa media delle coltivazioni sperimentali è stata di 20-25 quintali per ettaro, con i migliori risultati a Enna, Caltanissetta e Agrigento. Ma, come spiegano gli esperti, mettendo a punto le tecniche che restano ancora poco conosciute e soprattutto non sperimentate nell’Isola, si possono raggiungere anche i 40 quintali per ettaro. Ed è proprio nel perfezionamento delle procedure che procederà nei prossimi mesi il progetto “Fisica”, nel quale l’assessorato regionale all’Agricoltura ha investito finora 150 mila euro per l’acquisto delle macchine, cui si aggiungeranno altri 50 mila euro per la successiva fase, destinati all’assistenza ai privati. L’obiettivo è quello di creare una filiera corta, in modo che ogni agricoltore possa sia produrre, sia trasformare le piante; in prospettiva, attraverso i fondi del Psr, gli agricoltori dovranno essere messi in condizione di produrre da sé energie alternative. Nella prossima annata sarà interessata una superficie di 3.000-4.000 ettari, che produrrà tra 50.000 e 80.000 quintali. «Abbiamo riscontrato ampi margini di miglioramento nelle tecniche colturali – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via – e per questo metteremo a disposizione degli agricoltori il materiale finora raccolto, in modo da allargare le coltivazioni. Contestualmente, cerchiamo di raccogliere l’interesse degli operatori all’acquisto e alla trasformazione del raccolto dell’anno prossimo». La sollecitazione agli operatori industriali sembra trovare terreno fertile. Stefano Bozzetto, socio di Progetto Euroverde, annuncia un investimento da 110 milioni tra il 2008 e il 2010: «Il nostro progetto – afferma – consiste nella realizzazione di due centrali di trasformazione di prodotti vegetali per la produzione di energia, uno nella Sicilia occidentale, l’altro nella parte orientale. Al momento è in corso la fase autorizzativa, una volta ottenuta l’autorizzazione potremo completare l’investimento in due anni». Altri 100 milioni di euro sono la somma che Holding Power Bioliquid spenderà per costruire all’interno del Petrolchimico di Priolo un impianto che utilizza olio vegetale come combustibile per produrre energia: la volontà dell’azienda era di partire entro quest’anno, nell’ambito del progetto di renidustrializzazione del sito ex raffineria Eni. Ma tutto è subordinato all’approvazione dell’Apq chimica.

 
   
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