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Biogas da solo non risolve il problema nitrati

 

I processi di produzione al centro della Fieragricola di Verona

 
   

VERONA (8 febbraio 2008) - Il processo di produzione di biogas da liquami bovini e residui vegetali, va senz’altro incentivato perché è vera energia rinnovabile e valorizza i sottoprodotti. Tuttavia anche il biogas può contribuire ad alleviare i problemi delle zone inquinate dai nitrati, purché la parte solida e liquida siano opportunamente trattate in modo da trasformarsi da inquinante delle acque in ammendante che può arricchire di sostanze organiche i terreni per la parte solida o in fertilizzante liquido in altri terreni poveri da azoto. Anche questo tema è stato affrontato nello spazio Bionergie nella Fieragricola di Verona in un seminario di Legambiente e del Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia, l’istituto

Biogas
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italiano più esperto nel campo dei biogas. «Non è accettabile sostenere la proliferazione casuale nei vari territori italiani di progetti di centrali elettriche a biomasse da 20-40 o anche più megawatt di potenza, senza sapere che tipo di materia vegetale bruceranno, da dove proviene e su che terreni è stata coltivata – dichiara Beppe Croce, responsabile agricoltura no food dell’Associazione del cigno –. Spesso questi progetti sono presentati da grandi impiantisti interessati al business dei certificati verdi, ma senza alcun interesse per l’agricoltura e le condizioni di coltivazione e di estrazione delle materie prime vegetali. In questo modo, si rischia di vanificare i benefici ambientali e climatici che le biomasse possono offrire».
Tantissimi ancora gli appuntamenti dello spazio Bionergie di Legambiente, Cra, Enea, Arsia  e Regione Toscana, in collaborazione con Crpa di Reggio Emilia. Domani venerdì 8 febbraio si apre il ciclo di incontri sugli accordi di filiera tra agricoltori e produttori di energia con casi reali di alimentazione di grandi impianti a biomasse tramite risorse locali e di produzione di elettricità con colture dedicate. Se non trattato, il prodotto residuo del biogas, il cosiddetto “digestato”, contiene quantità anche maggiori di azoto e non deve superare i 170kg/Ha per le aree vulnerabili e i 340kg/Ha per le altre aree. Se sparso sui campi, invece, non allevia per nulla la situazione di acque superficiali e falde acquifere. Le aziende che non abbiano superfici agricole sufficienti allo spandimento dei liquami avranno bisogno d’impianti aggiuntivi che lo trattano denitrificandolo.

 
   
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