energetica servirebbero 2,5 milioni di ettari di terreno coltivati a colza. Ed è inimmaginabile lasciare l’Italia senza farina». Piuttosto, incalza il presidente di Fedagri Paolo Bruni, «sarebbe stato più proficuo utilizzare i cereali per il biodiesel 20 anni fa, come prefigurato con lungimiranza da Raul Gardini. Ma oggi siamo passati dall’eccedenza agricola alla carenza, e i consumi sono cambiati. La priorità è il fabbisogno alimentare, tenendo presente la scelta etica tra food, quando con 280 kg di mais si nutre un bambino per un anno, e non food (sempre con 280 kg mais si producono 50 litri di biocarburanti con cui un’auto percorre non più di 300 Km). Meglio utilizzare, per il fabbisogno energetico, i sottoprodotti dell’agricoltura da smaltire. Ma per mettere in pratica la filiera corta e la vicinanza tra luogo di consumo e quello di produzione, il modello cooperativo è – secondo Bruni – l’ideale». «Non possiamo barattare sovranità alimentare con la produzione di agroenergie – osserva Stefano Masini, della Coldiretti –. Gli indirizzi di politica agricola vanno calibrati per avere energie diffuse e più durature ma serve una mappa dei distretti di produzione che dovrebbero essere vicini ai luoghi di consumo. La finanziaria – conclude Masini – ha riconosciuto incentivi in conto energia e sui certificati verdi, ma stiamo perdendo mesi e mesi per i decreti applicativi»