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Echinocoltura, missione possibile

   

In Sicilia si punta sull’allevamento in cattività del riccio di mare

 
     

PALERMO (14 luglio 2008) - Le nuove sfide dell’acquacoltura siciliana, e non solo, sono rivolte verso i protocolli sperimentali dedicati alle specie in grado di conciliare l’accresciuto interesse dei mercati nei confronti dei prodotti allevati, con le esigenze, sempre più pressanti, di un’acquacoltura sostenibile sia sotto il profilo ambientale, sia sotto quello sanitario e nutrizionale. In questo contesto, come riportato nell’ultimo numero di Terrà, esiste una specie di organismi marini che forse più delle altre è in grado di coniugare le aspettative dell’impresa, del mercato e dell’ambiente: si tratta del riccio di mare (Paracentrotus lividus). Negli ultimi decenni le popolazioni naturali di riccio di mare sono state sottoposte a un eccessivo

Echinocoltura
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sfruttamento a causa della sempre crescente richiesta dei mercati europei e mondiali. I ricci di mare rappresentano, infatti, un prelibato cibo stagionale in Asia, in Nord e Sud America, e nella maggior parte dei Paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia, dove è particolarmente diffuso lungo le coste siciliane e pugliesi. Purtroppo gli stock naturali, da soli, non sono sufficienti per sopperire alla richiesta, soprattutto se si considera che questi animali in natura raggiungono la taglia commerciale in tempi relativamente lunghi. Attualmente vengono messe in pratica diverse possibili soluzioni per la coltura dei ricci, detta echinocoltura: le colture estensive, quali la maricoltura o la policoltura con specie ittiche, e le colture intensive, che si possono sviluppare in due forme. La prima prevede l’allevamento di larve e forme giovanili fino al raggiungimento della taglia commerciale; la seconda prevede l’allevamento degli adulti per accelerarne la maturazione attraverso il controllo delle esigenze nutrizionali e ambientali. In entrambi i casi sono stati sperimentati con successo anche impianti a terra, sia in vasche con flusso continuo di acqua di mare, sia in sistemi a circuito chiuso. In Italia, nonostante il continuo incremento del mercato per questa specie e del contemporaneo impoverimento dei banchi naturali, l’echinocoltura risulta essere purtroppo un’attività ancora marginale. In questo panorama si inserisce il progetto della Rete regionale per l’innovazione e la ricerca dell’acquacoltura nello sviluppo rurale, denominato “Riproduzione e accrescimento del riccio di mare (Paracentrotus lividus) in vasca su substrati di accrescimento artificiali, con trattamento delle acque in uscita con sistema fitodepurante”. Il progetto pilota, che sarà realizzato in un impianto di Pozzallo, in provincia di Ragusa, per essere poi eventualmente allargato in tutta le regione, si pone come obiettivo la realizzazione di un protocollo applicativo per l’allevamento di questa specie ittica di notevole interesse commerciale. Le tecniche di echinocoltura che si vogliono sperimentare cercheranno di ottimizzare al massimo i fattori ambientali che influenzano il ciclo riproduttivo. Altro elemento di notevole interesse è l’alimentazione, che, opportunamente studiata e calibrata in funzione delle esigenze, può dare una svolta alle tecniche di norma utilizzate. Infatti, l’accrescimento del Paracentrotus lividus è strettamente correlato alla somministrazione di particolari diete che non solo influenzano la quantità del prodotto, ma soprattutto ne migliorano le qualità organolettiche.

 

Alfonso Milano
Responsabile Rete regionale acquacoltura

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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