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Sicilia, dall’acquacoltura affari per il contadino

   

Le risorse idriche delle aziende usate per allevare specie ittiche di pregio

 
     
di Roberto Giaconia    
   

PALERMO (21 ottobre 2008) - Utilizzare l’acqua e le strutture  di alcune aziende agricole in difficoltà per l’allevamento di specie ittiche. È questo l’obiettivo che la Rete regionale per l’acquacoltura intende raggiungere attraverso l’attività di monitoraggio delle aree vocate allo sviluppo di un’acquacoltura per i territori dell’entroterra isolano, coordinando la realizzazione di una filiera interamente siciliana della trota iridea e di alcune specie pregiate di acque interne e fortemente alternative come il persico-trota, il persico-spigola, lo storione e la trota autoctona macrostigma.
La costituzione di una filiera regionale è vitale per il futuro dell’acquacoltura nelle

Acquacoltura
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aree interne sia per abbattere i costi di produzione sia per realizzare un prodotto tutto siciliano, costituito anche da specie autoctone e con l’opportunità di diversificarlo tipicizzandolo ulteriormente con il finissaggio in acque salmastre o addirittura direttamente in mare. Per costituire una rete di produzione con queste caratteristiche, sono state individuate diverse aziende agricole, soprattutto nell’area orientale della Sicilia, che presentano dotazioni strutturali idriche molto favorevoli: sorgive da cui sgorga acqua fresca, buona e sana, tanto da fare invidia a quelle del Trentino Alto Adige o del Friuli Venezia Giulia.
I protagonisti di questo progetto,  coordinato dalla Rete regionale per l’acquacoltura, prevedono a monte gli incubatoi provinciali per la produzione del materiale di partenza (da destinare anche al ripopolamento delle acque interne); in un’area intermedia le aziende di accrescimento e ingrasso; a valle le aziende che fanno finissaggio con le acque salmastre, quelle trasformatrici e, infine, la Grande distribuzione organizzata (Gdo). E l’assetto attuale di questi protagonisti, come fanno sapere dalla Rete regionale acquacoltura, «coincide con una congiuntura favorevolissima alla riuscita della filiera». Infatti, gli incubatoi appartengono a strutture pubbliche o comunque rivestono finalità pubblico-sociale e le aziende di mezzo, che spesso risentono della crisi del settore agricolo tradizionale (agrumicoltura in primis), necessitano di trovare alternative nonché di sfruttare appieno il fattore produttivo acqua che, in certe aree raggiunge e supera portate di oltre 300 litri al secondo. Infine, la Gdo che in questo momento (in contrasto con le tendenze del mercato al minuto) vede aumentare la richiesta di prodotti di nicchia e ha l’esigenza di diversificare il proprio banco del pesce anche con prodotti di IV e V gamma, e le aziende trasformatrici, anch’esse alla ricerca di diversificare la loro produzione.
Con la Grande distribuzione nel corso del prossimo autunno verranno organizzate, presso i punti vendita – uno tra tutti il “Valli di Sicilia” appartenente alla rete Carrefour – delle aree di verifica per testare la recettività, il grado di trasformazione, il packaging e quant’altro si ritenga utile per una adeguata azione di penetrazione sui mercati del prodotto. Individuati gli attori principali, bisognerà passare alle procedure amministrative, burocratiche e tecniche per dare il via alle prove di collaudo entro i prossimi mesi.
Nel frattempo continuano le esperienze di allevamento in acque salmastre e le prove di trasformazione. Attualmente si stanno saggiando le qualità, i costi di allevamento e trasformazione delle pezzature superiori a 2,5 chilogrammi in confronto alle pezzature di 400-500 grammi su consiglio della Grande distribuzione, che ritiene utile, ai fini commerciali, presentare un prodotto sempre di nicchia, ma con costi più abbordabili per chi si avvicina per la prima volta al prodotto.

 
   
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